Categorie: Mercato

C’è una delle sculture più famose di Henry Moore in vendita a Londra

di - 23 Febbraio 2026

«King and Queen è il miglior risultato di Moore dal dopoguerra, e probabilmente la più aggraziata tra tutte le sue opere», diceva Robert Melville, nel 1954. Adesso la major Christie’s annuncia la vendita di questo capolavoro il prossimo 5 marzo, tra i lotti della sua XX/XXI Century: London Evening Sale. Che cosa lo rende così speciale: è offerto all’asta per la prima volta, è rimasto nella stessa collezione privata britannica per oltre settant’anni, ed è l’unico delle 4 opere originali – la scultura fu inizialmente fusa in un’edizione di quattro esemplari, più una prova d’artista – ancora in mani private. La stima per una rarità simile: £ 10-15 milioni. «L’apparizione di King and Queen sul mercato», spiega Katharine Arnold, Vice-Chairman 20/21, Christie’s, «rappresenta un’opportunità eccezionalmente rara per i collezionisti di acquisire un capolavoro di uno degli scultori più influenti del XX secolo, che unisce risonanza storica a una potenza visiva senza tempo. Questa scultura cattura un momento cruciale nella carriera dell’artista, quando il suo studio della forma umana raggiunse un sorprendente equilibrio tra forma e spazio, dando vita a figure inconfondibilmente moderne e senza tempo».

Tutti gli altri calchi derivati dalla scultura originale sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui il Moa Museum of Art di Atami, l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington DC, il Middelheim Museum di Anversa e il Norton Simon Museum di Pasadena; mentre due calchi successivi furono prodotti appositamente per la Tate Collection (1957) e la Henry Moore Foundation (1985). La qualità è senza dubbi museale. Di fatto, la scultura King and Queen è una delle più rappresentative del dopoguerra di Henry Moore: esplora i temi del potere, dell’intimità, della presenza umana. Ed è emblematica perché nacque nei primi anni ’50, in un periodo in cui Moore lavorava sempre più spesso con il bronzo e modellava direttamente in cera e gesso anziché affidarsi a disegni preparatori.

A differenza delle sue precedenti raffigurazioni di coppie sedute e gruppi familiari della fine degli anni ’40, questa scultura nacque spontaneamente: mentre sperimentava con un pezzo di cera da modellare, l’artista notò una forma che suggeriva una testa. Continuando a modellarla, apparvero elementi simili a corna o corone. Da questo processo intuitivo emersero due figure regali, un re e una regina, personaggi archetipici e senza tempo. Fu l’inizio della creazione. Da qui Moore sviluppò due figure snelle sedute una accanto all’altra: la testa del re, inizialmente modellata in cera, è composta da angoli acuti e superfici scavate, creando un sorprendente ibrido che ricorda sia l’uomo che l’animale; la testa della regina invece si è evoluta più gradualmente, Moore esplorò una varia gamma di forme, da quelle naturalistiche a quelle solidamente geometriche. Il risultato finale? Una linea raffinata, unica e fluida, che suggerisce un volto di notevole compostezza, definito solo da una piccola apertura per gli occhi.

A un certo punto, Moore passò alla modellazione dal vivo. Fu prima sua moglie a posare per lui, Irina Moore, seguita dalla figlia di sei anni, Mary Moore, e poi ancora dalla segretaria dell’artista, che posò per perfezionare la forma della regina. Le mani e i piedi del re, invece, furono modellati a quanto pare su quelli di Philip Hendy, allora Direttore della National Gallery di Londra. Dettagli estremamente realistici, per evidenziare la tensione tra la grazia umana e l’idea di potere regale. «L’artista», spiega il comunicato di Christie’s, «diede vita alla superficie bronzea attraverso sottili incisioni e texture accuratamente lavorate, soprattutto intorno all’occhio della regina, dove sottili segni radianti suggeriscono le ciglia. Questi dettagli evidenziano la grande attenzione di Moore alla superficie e alla finitura come elementi espressivi chiave dell’opera».

«Lavorando sempre più con il bronzo nei primi anni ’50», dichiara Orlando Rock, Chairman, Christie’s UK and Philip Harley, Senior Director, Modern British and Irish Art at Christie’s, «Henry Moore si allontanò dai disegni preparatori, abbracciando un approccio di modellazione diretta che lasciava che l’istinto e la sperimentazione guidassero le forme. In King and Queen , naviga il confine tra astrazione e figurazione, creando due figure regali e semi-astratte che siedono una accanto all’altra ma rimangono distinte, le cui forme si riecheggiano sottilmente l’una nell’altra per trasmettere intimità senza contatto. La scultura combina dettagli naturalistici – in particolare le mani delicatamente intrecciate della Regina, modellate sulla moglie dell’artista – con forme stilizzate, creando una presenza che è al tempo stesso umana, ultraterrena e archetipica. Attingendo a una vasta gamma di riferimenti storici e contemporanei, questo capolavoro sintetizza umano e animale, arcaico e moderno. In quanto tale, King and Queen si pone come un’opera fondamentale dell’arte britannica del dopoguerra e un traguardo fondamentale nella carriera di Moore».

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