Faye Papargyropoulou, From Fragility to Stability_5, 2024. ceramic brussels Art Prize Laureate 2026. Courtesy of the artist and Ceramic Brussels
Al Tour & Taxis di Bruxelles, dal 21 al 25 gennaio, torna per la sua terza edizione Ceramic Brussels, la prima fiera internazionale interamente dedicata alla ceramica. Costruita come un percorso articolato tra tradizione e presente, continua a intrecciare la ricerca contemporanea con le grandi matrici del Novecento che hanno segnato, in epoca moderna, l’evoluzione del medium. Giunta alla terza edizione consecutiva, la manifestazione conferma una crescita costante e una visione curatoriale sempre più definita, riunendo ben 75 gallerie (tra realtà belghe e internazionali) e quasi 200 artisti. Un progetto che, anno dopo anno, contribuisce a ridefinire il ruolo della ceramica nel panorama dell’arte contemporanea per restituirle una piena centralità culturale.
Tornano nel 2026 gallerie di riferimento come Thomas Fritsch, Galerie Vallois e Michel Giraud, accanto a realtà belghe consolidate – Galerie Laurentin, Galerie Christine Colon, Fontana, Jonathan Kugel – che testimoniano la vitalità del contesto locale. Tra le venti mostre personali in fiera, spiccano alcune presenze già premiate: Sorry We’re Closed, vincitrice del Best Solo Show nel 2025, presenta un progetto monografico dedicato all’artista paraguayana Julia Isídrez; La peau de l’ours propone le opere del franco-svizzero Réjean Peytavin, mentre Galerie Christine Colon concentra l’attenzione sul lavoro di Daphne Corregan.
Ma il cuore simbolico di Ceramics Brussels è la grande mostra monografica dedicata a Elmar Trenkwalder, ospite d’onore dell’edizione 2026; infatti all’ingresso, su oltre 300 metri quadrati, prende forma un percorso immersivo realizzato in collaborazione con la galleria parigina Bernard Jordan. Da più di quarant’anni Trenkwalder sviluppa un’opera scultorea monumentale e opulenta, in cui la ceramica diventa architettura, corpo e ornamento. Tra richiami barocchi, suggestioni rococò e ascendenze orientali, il suo lavoro dimostra come l’argilla possa essere veicolo di una libertà espressiva radicale. A queste, si aggiunge la monografica di Isolina Minjeong allo stand della galleria francese Lefebvre et Fils. Ma non è finita qui, perchè la fiera costruisce una mappa sorprendentemente ampia: dalla Norvegia (Format Oslo, QB Gallery, Skog Art Space) alla Turchia (ANNA LAUDEL, Galeri Nev, GALERIST), dal Giappone con YOD Gallery al Regno Unito con HAN Collection, fino in Svizzera ed Emirati Arabi Uniti. Una pluralità di voci che riflette la natura profondamente resiliente e transnazionale della ceramica contemporanea, capace di assorbire tradizioni locali e trasformarle in linguaggi condivisi.
Se lo scorso anno era la Norvegia, quest’anno è la Spagna il Paese a cui Ceramic Brussels dedica un focus speciale: in collaborazione con EUROPALIA España, sette gallerie spagnole saranno affiancate da due gallerie francesi, MALA Gallery, da Nizza, con una selezione di opere di Pablo Picasso, e Galerie Capazza, da Nancy, con lavori di Joan Serra, Mia Llauder e Claudi Casanovas. Il tutto accompagnato da un pomeriggio di talk dedicati alla scena spagnola contemporanea, pensati come spazio di confronto tra artisti, galleristi e istituzioni. Inoltre, Ceramic Brussels ribadisce il proprio impegno verso le nuove generazioni attraverso l’Art Prize, rivolto ad artisti con meno di dieci anni di pratica e non ancora rappresentati da gallerie. I dieci artisti selezionati da una giuria internazionale presentano i loro lavori in una mostra collettiva, mentre il vincitore del Jury Prize otterrà una personale nell’edizione successiva. Quest’anno è Léonore Chastagner, premiata nel 2025, a presentare un progetto che riflette sulle aspettative legate al femminile, attraverso un’estetica sospesa tra classicismo e memoria domestica.
Con un programma che intreccia esposizioni, premi, talk e momenti di confronto, Ceramic Brussels si presenta come un luogo in cui la ceramica si afferma come medium di unione: un materiale che accompagna l’umanità fin dall’alba dei tempi, condiviso da tutte le culture e capace di attraversare epoche e confini come pratica comune, silenziosamente opposta a ogni forma di divisione.
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