Art Monte-Carlo 2026
Chiude i battenti la decima edizione di Art Monte-Carlo, al Grimaldi Forum di Monaco. Con ventisei gallerie che hanno preso parte alla fiera-boutique (come si definisce tra gli addetti ai lavori), il decimo anniversario ha rappresentato un’ottima occasione per insistere sul concetto di fiera come luogo ideale per fare rete, per rallentare il ritmo e per creare nuovi momenti di riflessione. Stavolta non in estate, ma nel bel mezzo della primavera del Principato.
Sguardo innanzitutto agli stand – nessun limite tra arte moderna e contemporanea, tra espositori storici e new entries, per l’edizione 2026. Inclusi diversi nomi italiani, o con sede in Italia: c’erano giganti internazionali come Almine Rech e Galleria Continua, ma anche A&R Fleury (Parigi), Barovier & Toso (Venezia), Cecilia Hillström Gallery (Stoccolma), Cortesi Gallery (Lugano, Milano), Durazzo (Parigi), Fabienne Levy (Losanna, Ginevra, Zurigo), Galerie Suzanne Tarasieve (Parigi), Galerie Traits Noirs & Co (Parigi), Galleria Accademia (Torino), Galleria Barbara Paci (Pietrasanta), Giovanni Martino Projects (Lugano), Hartford Fine Art – Lampronti Gallery (Monaco), Lee & Bae (Busan), M.F. Toninelli Art Moderne (Monaco), Mitterrand (Parigi), Olivier Varenne Art Moderne & Contemporain (Ginevra), Opera Gallery (Monaco, Parigi, Madrid, Ginevra, New York, Miami, Dubai, Singapore), Ritsch-Fisch Galerie (Strasburgo), Secci (Milano, Pietrasanta), Semiose (Parigi), Van de Weghe (New York), Voena (Londra, Milano, Parigi, New York), Wilde (Ginevra, Basilea, Zurigo), 193 Gallery (Parigi, Venezia, Saint-Tropez).
Ma la grande protagonista dell’edizione-anniversario 2026 è stata senza dubbio la nuova sezione Salon Monte-Carlo, con la mostra speciale Earthly Delights, curata da Stefano Rabolli Pansera. Il punto di partenza? I pensieri di Luis Buñuel sul bar come spazio di riflessione solitaria, contemplazione e vagabondaggio mentale. Il punto d’arrivo, o comunque il filo rosso, la riflessione risultante: il piacere inteso come condizione che rende possibile la creazione, trasformato in un bar perfettamente funzionante. Il mezzo: le opere che esplorano forme di intimità e percezione attraverso azioni minime – attendere, osservare, disegnare – che diventano vere e proprie strategie artistiche. Privilegiando la prossimità e l’introspezione, Earthly Delights ha così messo in luce un rapporto con il mondo basato sul dettaglio, sulla durata e sulla costruzione paziente dell’immaginazione.
Non sono mancati, per finire, i talk e gli approfondimenti nei giorni caldi della fiera. È il caso del focus su Juergen Teller, uno dei fotografi più influenti della sua generazione, in conversazione con Thierry Consigny. Noto per la sua estetica cruda e irriverente e per il suo rifiuto di conformarsi alle convenzioni dell’industria della moda, Teller ha ridefinito i confini tra arte e fotografia commerciale. Molte le occasioni per fare il punto sul collezionismo, come Collezionare con uno scopo (una conversazione tra Batia Ofer e Simon de Pury), Scolpire lo spazio (una discussione tra Marc-Olivier Wahler e S.E. lo Sceicco Rashid Al Khalifa, con un intervento di Simon de Pury), e ancora Collezionisti anonimi, confessioni sull’acquisto compulsivo (presentato da Thierry Leviez con David Iakobachvili e Claudio Morra). In Costa Azzurra, Art Monte-Carlo rafforza così il proprio ruolo di primo piano tra gli appuntamenti di riferimento del mercato dell’arte europeo.
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