Categorie: Mercato

Dentro l’asta. La Grande Dame di Leonora Carrington

di - 4 Gennaio 2025

È stato senza dubbio l’anno di Leonora Carrington, il 2024. Prima con il grande record di I Piaceri di Dagoberto, l’importante tela del 1945 che è passata all’asta da Sotheby’s New York, in primavera, per $ 28,5 milioni (ve ne parlavamo nel dettaglio in questo articolo). Ad acquistarla, Eduardo F. Costantini, fondatore del Museo de Arte Latinoamericano de Buenos Aires che trent’anni fa se l’era lasciata scappare, all’asta, e da allora ha sempre sperato di avere una seconda occasione. Ed eccola, ed è doppia la chance. Perché pochi mesi dopo, a novembre 2024, un’altra opera capolavoro di Carrington calca il palco di Sotheby’s: si tratta di Le Grande Dame, o Cat Woman, anno 1951. «La Grande Dame è una straordinaria espressione dell’immaginazione mitica di Leonora Carrington, che offre una nuova visione della sua visione creativa come artista», spiegava prima della vendita Julian Dawes, Sotheby’s Head of Impressionist and Modern Art in the Americas. «Un capolavoro innegabile, occupa un posto centrale nella sua eredità artistica». Stavolta Costantini la ottiene, ancora da Sotheby’s, per $ 11,4 milioni.

Leonora Carrington, La Grande Dame, 1951. Courtesy of Sotheby’s

C’è tutto – e tutto un po’ confuso, come un sogno, su quella scultura in legno, tante immagini lussureggianti che affollano il petto della donna – La Grande Dame – quasi un erotico intento narrativo. C’è un uovo che fluttua, quel simbolo alchemico tanto caro a Carrington e alla sua amica e artista Remedios Varos (incarna il potere femminile di creare la vita, e insieme il potenziale di rinascita e rinnovamento). E c’è una dea simile a un lupo sulla schiena della Grande Dame, sta cullando uno spirito di tarassaco immersa tra la morbida lavanda. «Si tratta della scultura più significativa mai creata dall’artista», dicono senza dubbi da Sotheby’s.

Complice la Biennale Arte di Cecilia Alemani, che ha dato l’accelerata definitiva alla fama e al mercato delle artiste surrealiste, troppo a lungo dimenticate, o comunque messe in secondo piano rispetto agli altisonanti compagni di sogni, da René Magritte a Max Ernst; complici le grandi mostre sparse per il mondo nel 2024 in occasione dei cento anni del Manifesto del Surrealismo di André Breton, come quella in corso al Centre Pompidou. Non potevano capitare con un tempismo migliore i due capolavori assoluti di Leonora Carrington, in cultura e in scultua. La Grande Dame, in particolare, dà vita alle visioni ultraterrene dell’artista, ma stavolta in scala umana. «Sintetizza diverse iconografie del divino femminile in una dimensione umana», conferma Anna Di Stasi, Sotheby’s Head of Latin American Art. «La Grande Dame crea un profondo senso di presenza ultraterrena, fungendo da portale surrealista per trasportare l’osservatore sia fisicamente che psichicamente nel suo meraviglioso universo».

Dettaglio. Leonora Carrington, La Grande Dame. Courtesy of Sotheby’s
Dettaglio. Leonora Carrington, La Grande Dame. Courtesy of Sotheby’s

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