Categorie: Mercato

Il capolavoro di Bellotto confiscato dai nazisti, protagonista da Sotheby’s

di - 15 Luglio 2020

Dopo 81 anni dalla confisca mascherata da acquisto della Veduta del fossato dello Zwinger, Dresda, opera di Bernardo Bellotto, da parte del governo nazista, il dipinto torna nella mani degli eredi di Max Emden e sarà protagonista assoluto della vendita serale del 28 luglio, “Rembrandt to Richter“, nella sede di Old Bond Street di Sotheby’s, Londra. La stima è di 3-4 milioni di sterline.

Max Emden e la storia del dipinto di Bernardo Bellotto

Il dipinto, parte della collezione privata del Duca di Sassonia-Anhalt, nel 1925 entrò nel mercato antiquario di Berlino, dove fu acquistato da Max Emden, uomo d’affari ebreo, di notevole esuberanza, gusto e successo, la cui collezione accumulata era motivo di vanto e invidia in tutta l’Europa degli anni ’30. Residente ad Amburgo, fu fondatore di grandi magazzini, celebri e all’avanguardia per l’epoca. Firmò la sua fortuna futura quando, nel 1927, acquisì le due isole di Brissago, nel settore svizzero del Lago Maggiore, le riqualificò, conservò il giardino realizzato dalla Baronessa St Leger, precedente proprietaria, e vi si trasferì definitivamente nel 1933, acquisendo i diritti di cittadinanza, così da sfuggire alla deportazione. In questo luogo ameno di bellezza e natura, dove portò oggetti d’arte di famiglia, diede sfogo alla sua essenza di moderno naturista, organizzando feste esotiche, incoraggiando i suoi ospiti a fare sci d’acqua e a danzare nudi nel giardino.

Certamente le sue attività, proprietà e attività finanziarie in Germania, compresa gran parte della sua prestigiosa collezione d’arte, furono sequestrate dai nazisti dal 1934, finché, nel giugno del 1938, fu organizzata la vendita delle sue due opere di Bellotto a beneficio di Karl Haberstock, con lo scopo di implementare la collezione di Adolf Hitler nel Führermuseum di Linz.

Come si può immaginare, i dipinti non solo furono venduti ben al di sotto del loro valore di mercato, ma non è stata nemmeno comprovata, dalla commissione d’inchiesta istituita nel 2019, il cui lavoro ha felicemente restituito l’opera alla famiglia, che Emden all’epoca ne abbia realmente ricevuto i proventi. Anzi, la sua rovina finanziaria e, quindi, la necessità di vendere parte della sua collezione, fu palesemente indotta dalle scelte nazionalsocialiste in Germania di accentramento statale e contro gli ebrei. Nel 1940, Emden morì e la sua isola fu acquistata da tre cantoni locali.

Dopo la guerra, il dipinto entrò nella collezione del governo federale tedesco: esposto nella residenza presidenziale, era ritenuto parte della storia del Paese. Fin quando, nel 2005, Horst Köhler ne apprese la vera storia e lo fece rimuovere dalle stanze. Negli ultimi anni, infatti, la questione della restituzione delle opere confiscate durante il nazismo è tornata a far discutere e diverse sono state le iniziative in questo senso, per esempio quella del Louvre, che ha istituito una apposita commissione.

Un passo indietro, a Dresda

Nella primavera del 1747, il giovane Bernardo decise di lasciare Venezia, da cui il celebre zio Antonio Canal detto il Canaletto era partito l’anno precedente alla volta di Londra. L’età d’oro della veduta e del paesaggismo era in declino. Giunse a Dresda, su invito di Augusto III (1696–1763), suo mecenate ed estimatore, figlio e successore di Federico Augusto I, Elettore di Sassonia e Re di Polonia (1670–1733). Augusto III lo incaricò di dipingere le vedute della città di Dresda, di Pirna e della Fortezza di Königstein, con uno stipendio annuo elevato e una privilegiata posizione nella corte. Vi resterà 11 anni, per poi proseguire a Vienna, Monaco e morire a Varsavia.

Le quattordici vedute di Dresda, di eccezionali dimensioni, capolavori di precisione topografica e chiarezza prospettica, esprimono il sentimento e la bellezza dell’architettura barocca, scintillante e grandiosa, in contrasto con l’essenza cittadina di austerità medioevale, in unione alla visione naturalistica e alla resa fortemente realista del pittore.

La veduta di Bellotto e l’asta di Sotheby’s

L’opera in asta, Veduta del fossato dello Zwinger, Dresda, è una versione di misura ridotta, di eccezionale qualità e in ottimo stato di conservazione, eseguita verso il 1758: l’inserimento della lavanderia di corte, eretta nel 1752, conferma la datazione posteriore. Colto dalla serre dell’Orangerie reale, il punto di vista è del tutto particolare poiché conferisce grande importanza agli argini del fossato, su cui domina lo Zwinger, edificio costruito in fastoso stile barocco per cerimonie e spettacoli, di cui si riconosce il grande portale sormontato dalla cupola a forma di bulbo con la corona polacca, sullo sfondo la città vecchia.

Ogni dettaglio è misurato, considerato, magistralmente definito nella sua imprescindibile relazione con la natura. Ci possiamo perdere a contemplare i dettagli dei mattoni, delle tegole e dei camini sui tetti, che occupano l’orizzonte, le innumerevoli statue che decorano il palazzo, rese a punta di pennello con colpi di biacca, ma il protagonista è il paesaggio. Il verde azzurro dell’acqua del fiume che riflette magistralmente le arcate, la vegetazione che cresce spontanea sulla muratura, le sfumature di colore, ognuna di un verde differente, degli alberi a sinistra, i cigni che scivolano sull’Elba, di cui l’artista rende il movimento fluido tramite una scia sull’acqua, l’umile baracca di legno in primo piano, le lavandaie e i passeggiatori. Sono questi i dettagli in cui risiede l’animo dell’artista, che raccontano la sua sottile sensibilità, che fanno emozionare nel momento della contemplazione, che rendono l’opera a tal punto suggestiva e indimenticabile.

Con la magistrale gestione degli effetti tonali contrastanti, Bellotto riesce a far spostare l’occhio dell’osservatore dalle zone di ombra in primo piano alle distese illuminate dal sole del canale, definendo il suo stile maturo come portatore di un’estrema sensibilità naturalistica, in anticipo nei tempi.

Si attende con trepidazione la serata dell’asta, quest’anno posticipata, culmine della sempre sfavillante e ricca di novità Art Week del luglio londinese. Questo dipinto, meraviglioso e raro esempio dell’opera di Bellotto, potrebbe arricchire una bellissima collezione privata, oppure tornare in suolo tedesco, ad adornarne un museo. Questa volta senza inganno.

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