Ve ne parlavamo lo scorso 18 gennaio, a poche ore dalla mancata aggiudicazione del Casino dell’Aurora (qui). Pare che alla fine Bill Gates non abbia avanzato la tanto chiacchierata migliore offerta e che nemmeno il Sultano del Brunei si sia convinto a coprire la cifra esorbitante di 471 milioni (qui i dettagli sulla stima). In altre parole: nessun passaggio di mano per il gioiello di Villa Ludovisi, non resta che aspettare la nuova manche primaverile. Con base d’asta ridotta, s’intende. Ma quali sono state le reazioni del mondo dell’arte di fronte a questo rumorosissimo “invenduto”? Qui le parole di Marco Magnifico, il neo-presidente del FAI.
«L’asta deserta ha per fortuna dimostrato che nel mondo c’è ancora buon senso», dichiara. «Per quanto il Casino dell’Aurora Ludovisi sia un sommo monumento del Seicento europeo e le opere d’arte in esso contenute siano un assoluto unicum, il valore di 471 milioni (170.000 euro al metro quadro) è apparso tanto esagerato da far sì che nessuno abbia manifestato interesse; questo ha evitato allo Stato italiano l’estremo imbarazzo di dover decidere se esercitare o no il diritto di prelazione cercando una cifra che avrebbe sconcertato una buona parte dell’opinione pubblica». E aggiunge: «L’auspicio è che anche le prossime due o tre aste vadano deserte onde arrivare, grazie ai ribassi, ad una cifra che consenta allo Stato italiano di esercitare, se lo crede, la prelazione. Se però il pubblico godimento del monumento – nelle forme da decidere – fosse assicurato anche da un privato o da un’istituzione privata, pronta a investire una cifra così stupefacente, riteniamo che non si potrebbe altro che dir grazie. A queste condizioni, ahimè, il Casino Ludovisi non è un’opzione che le tasche del FAI possono minimamente prendere in considerazione».
Appuntamento al 7 aprile 2022, con il prezzo ribassato del 20%, per scoprire le sorti del Casino dell’Aurora. E dell’unica pittura murale di Caravaggio, ovviamente, il più conosciuto dei suoi tesori.
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