Rara slitta scolpita in nefrite, con gioielli e montatura in oro. Courtesy of Christie’s
Le iconiche uova sono la prima immagine che salta in mente a proposito del marchio Fabergé. La maison ne completò cinquanta tra il 1885 e il 1916: dieci furono create durante il regno dell’imperatore Alessandro III (tra il 1885 e il 1894), che le donò a sua moglie, l’imperatrice Maria Feodorovna. Poi dal 1895 il figlio Nicola II continuò la tradizione, regalandone altre quaranta sia a sua madre che a sua moglie, l’imperatrice Alessandra Feodorovna. Ma che cos’hanno di straordinario? La manifattura, la provenienza, la storia tormentata dei Romanov a cui sono collegate. E senza dubbio la rarità: della serie imperiale originale, oggi sopravvivono quarantatré uova, la maggior parte delle quali risultano conservate nei principali musei di tutto il globo; mentre solo sette esemplari sono ancora in mani private, a partire da quello straordinario Winter Egg transitato all’inizio di dicembre da Christie’s per la cifra record di £ 22,9 milioni.
Si trattava, in effetti, di un’opera davvero emblematica della produzione Fabergé – e perfettamente documentata. Il Winter Egg battuto da Christie’s – ma questo è stato solo l’ultimo capitolo della sua lunghissima storia – fu commissionato dall’imperatore Nicola II come dono a sua madre nel 1913, anno del 300° anniversario della dinastia dei Romanov. Frutto del genio creativo della più celebre designer di Fabergé, Alma Theresia Pihl – una delle pochissime designer donne della Maison Fabergé, a cui si deve la creazione del famoso motivo a fiocco di neve – e squisitamente eseguito dallo zio, il maestro artigiano Albert Holmström, aveva già fissato un record mondiale per un’opera di Fabergé non una ma ben due volte, nel 1994 e nel 2002. Ve ne parlavamo nel dettaglio in questo articolo, all’indomani della vendita da record.
Ma non è certo la prima volta che un tesoro Fabergè passa all’incanto, e con risultati tanto eclatanti. Nel 2007, sempre Christie’s vendeva The Rothschild Egg per £ 8,9 milioni a Londra; più di recente ha assegnato una delle più importanti collezioni Fabergé con un solo proprietario, The Harry Woolf Collection, che ha realizzato ben £ 5,2 milioni nel 2021.
E si torna al 2025: nello stesso catalogo del Winter Egg del 2 dicembre, a sfidare il martello sono stati anche quasi cinquanta lotti tra figure in pietra dura, animali, objets de virtu e mobili, con stime comprese tra £ 2.000 a £ 2 milioni. Tutti rigorosamente Fabergè, tutti provenienti da una non meglio precisata collezione principesca. Come l’elefante in posa acrobatica appoggiato sulle zampe e sulla proboscide arricciata in diaspro di Kalgan e gioielli, esitato per £ 127.000. O ancora la piccola slitta in nefrite con gioielli e montatura in oro, schizzata a £ 736.600 da una stima di £ 350.000-450.000. «Queste opere in miniatura venivano create esclusivamente per incantare e deliziare i loro proprietari», si legge sul catalogo di Christie’s, «dimostrando l’eccezionale abilità degli artigiani di Fabergé, che utilizzavano una varietà di materiali per imitare le texture e le forme delle loro controparti a grandezza naturale».
Ancora qualche aggiudicazione fuori dal comune da segnalare, stavolta in casa Sotheby’s. In un’asta – white glove, vale a dire con il 100% del venduto – interamente dedicata a Kathryn e Bing Crosby, tenuta il 18 dicembre 2025 al Breuer Building di New York, a passare sotto il martello sono stati anche alcuni magnifici tesori Fabergé. «Ogni oggetto racconta una storia di intimità, eleganza e la devozione reciproca della coppia», rivelava una nota della major, prima dell’asta. E quindi: $ 317.500 per un leone in quarzo avventurina, $ 355.600 per un topo in zaffiro, ben cinque volte oltre la sua stima alta. Sempre nel 2025, e sempre da Sotheby’s, a maggio, erano più di trenta gli animaletti Fabergé proposti ai collezionisti. Un’altra provenienza blasonata: il castello di Howard. «Gli animali Fabergé di Castle Howard sono paragonabili sia a quelli posseduti dalla famiglia reale britannica sia ai membri della corte imperiale russa», commentava Helen Culver Smith, Sotheby’s Global Head of Fabergé & Russian Works of Art. «La vendita di questi tesori nascosti, rappresenta un’opportunità eccezionale per i collezionisti di tutto il mondo di acquisire pezzi che dimostrano appieno perché Fabergé si sia guadagnato una posizione di primo piano nelle collezioni reali e nobiliari di tutta Europa».
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