L’asta di Finarte di Arte Moderna e Contemporanea di lunedì 9 dicembre, a Milano, ha messo in luce diversi aspetti interessanti riguardo lo stato di salute attuale del mercato artistico italiano. Abbiamo intervistato Alessandro Cuomo, capo dipartimento del settore di Arte Moderna e Contemporanea di Finarte, che ci ha illustrato questi aspetti in relazione ai risultati dell’asta di lunedì.
Alla luce dei risultati dell’asta, cosa emerge sullo stato di salute del mercato artistico contemporaneo italiano?
«L’ultimo periodo è apparso statico rispetto all’anno precedente per le case d’asta italiane, con tutte le sessioni concentrate nell’arco di 30 giorni.
In particolare Finarte ha registrato un semestre in leggero progresso, nonostante la vendita di Milano fosse nello stesso giorno con la vendita di un altro prestigioso player del settore.
In ogni caso il mercato, sempre più affollato di sessioni di vendita, premia in primis le caratteristiche peculiari di unicità e di qualità dei lotti, al di là del singolo movimento e del periodo artistico».
E secondo lei, questi fattori da cosa sono comportati?
«La congiuntura italiana è caratterizzata da elementi di incertezza e pare finito il tempo delle staffette speculative degli anni passati.
Il fatto che il mercato tenga è di per se un segnale che può essere interpretato già positivamente, ma la ricerca e la selezione delle opere da proporre a catalogo è sempre più complessa, poiché il mercato è in evoluzione e i cambiamenti sono talmente rapidi che risulta difficile programmare a lungo termine».
Quali sono i vostri programmi per la prossima stagione? Su quali correnti o artisti vi concentrerete maggiormente?
«Pur avendo il marchio di maggior rilievo fra le case d’asta in Italia, il nuovo corso di Finarte ha ancora pochi anni di vita.
Le anticipazioni dovrebbero essere quindi legate a strategie di gruppo, piuttosto che all’ambito ristretto dell’Arte Moderna & Contemporanea. Come Dipartimento sentiamo l’esigenza di armonizzare meglio le sessioni di Roma, dirette dall’ottima Georgia Bava con quelle di Milano. Sulla base di proposte differenziate siamo orientati alla ricerca di linee distintive e formati di vendita peculiari.
Cresce l’interesse per l’informale internazionale, al di là dei singoli nomi e continua la riscoperta dell’utilizzo della ceramica e delle arti applicate nell’opera dei maestri italiani del dopoguerra».
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