Categorie: Mercato

Kupka, Giacometti, Léger. All’asta la collezione dei sogni di Joseph H. Hazen

di - 24 Aprile 2025

Joseph H. Hazen non fu soltanto il produttore di Hollywood che contribuì a pellicole cult come A piedi nudi nel parco (1967) e La rosa tatuata (del 1955, con un’indimenticabile Anna Magnani). Non fu solo tra i fautori dell’audio sincronizzato nei film – vedi The Jazz Singer (1927) – che di fatto segnò la fine del cinema muto. E nemmeno soltanto il co-fondatore della Wallis-Hazen Productions, la casa indipendente che ridefinì in buona parte il cinema americano del dopoguerra, collaborando con star leggendarie come Elvis Presley, Kirk Douglas e Jane Fonda. Joseph H. Hazen, nato a Kingston, New York, nel 1898, fu anche un raffinato collezionista, e aveva un debole per gli artisti che sapevano raccontare cose nuove – moderni, a loro modo. Adesso Sotheby’s mette all’asta alcuni pezzi della sua collezione, ovviamente a maggio, nel corso della Modern Evening Auction di New York: «Abbracciano alcuni dei traguardi più significativi dell’arte del XX secolo», dichiara Lisa Dennison, Chairman, Sotheby’s Americas, «dai pionieri del modernismo alle visioni audaci e brillanti dell’orfismo». Quando nel 1995 metteva all’incanto quindici pezzi provenienti dalla stessa raccolta, racimolava un bel bottino da $ 51,8 milioni. E quindi, tenta il bis: c’è La Jeune fille au bouquet di Fernand Léger (1921), a maggio, al vaglio del martello. Con i capelli come fumo fluttuante, alla maniera dei soggetti post-bellici di Léger, radicati nel mondo industriale; ma con quel bouquet rosso tra le mani, così insolitamente quotidiano, umano. Lo acquistò il mercante Léonce Rosenberg appena un mese dopo la sua esecuzione, poi passò nella collezione leggendaria di Alphonse Kann, che includeva tra gli altri dipinti di Cimabue, Pollaiolo, Tintoretto e Bruegel. Ma nell’ottobre del 1940 la task force nazista, la Einsatzstab Reichleiter Rosenberg (ERR), lo sequestrò e fu salvato solo grazie all’intervento di Rose Valland, storica dell’arte francese che contribuì al recupero di migliaia di opere d’arte trafugate. Oggi vale $ 5-7 milioni, sul catalogo di Sotheby’s New York. In buona compagnia con La Femme Debout (Poseuse I) di Alberto Giacometti, del 1954, che nel 1966 fu esposta al Fogg Art Museum di Cambridge e da allora non ha mai più incrociato lo sguardo del pubblico. Perlomeno, fino al presente. «È unica sotto due aspetti», spiegano da Sotheby’s. «Si tratta del solo calco di questa forma noto per essere dipinto a mano dall’artista, ed è anche l’unico con un lungo braccio destro». Stima $ 4-7 milioni. Dulcis in fundo: c’è un nucleo speciale di opere che la major annuncia con una certa enfasi («The most valuable work by Frantiek Kupka to ever appear at auction», senza troppi giri di parole). Si tratta di Formes flasques, del 1919-1925, stima $ 5-7 milioni; e ancora di Flux et reflux, del 1923, offerto per $ 3-5 milioni. Appartengono al periodo in cui Kupka aveva abbandonato del tutto la pittura figurativa, ormai in transito definitivo verso l’astrazione pura. E capitano all’asta nel pieno della riscoperta dell’artista, a partire dalle maxi mostre Kupka: Pioneer of Abstraction al Grand Palais di Parigi (2018) e la più recente Harmony and Dissonance: Orphism in Paris, 1910–1930 al Solomon R. Guggenheim Museum di New York (2025). Leggi: il momento perfetto per solcare il mercato. «Joseph H. Hazen ha ricercato la creatività in tutte le sue forme, attratto dall’audacia, dalla modernità e da ciò che è visionario, sullo schermo come sulla tela», rivelano i discendenti del produttore, che hanno affidato la collezione a Sotheby’s. «Ci auguriamo che queste opere continuino a ispirare le nuove generazioni». Verdetto finale il 13 maggio, a New York.

František Kupka, Formes flasques, 1919-25. Courtesy of Sotheby’s
Fernand Léger, La Jeune fille au bouquet, 1921. Courtesy of Sotheby’s

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