Andy Warhol, Shot Sage Blue Marilyn, 1964. Foto: Christie's Images Ltd
Un’icona, un lavoro definitivo, l’apice di una carriera, un simbolo universale. «Destinata a diventare l’opera d’arte del XX secolo più costosa mai venduta all’asta», dice Christie’s senza mezzi termini, nessuno sforzo di camuffare l’entusiasmo. E con ragione: Shot Sage Blue Marilyn (1964) di Andy Warhol è pronta a sfidare la Marquee Week di maggio – e il mercato dell’arte tutto – a suon di zeri parecchio rumorosi. La stima? Imprendibile, indicibile. Nella regione dei $ 200 milioni.
«Accanto alla Nascita di Venere di Botticelli, alla Gioconda di Da Vinci e a Les Demoiselles d’Avignon di Picasso», riassume il Presidente di Christie’s Alex Rotter, «Marilyn di Warhol è categoricamente uno dei più grandi dipinti di tutti i tempi». Solo un paio di indizi: il fantomatico Salvator Mundi di Leonardo da $ 450,3 milioni, nel 2017, veniva stimato intorno ai $ 100 milioni; e il capolavoro di Picasso Les Femmes d’Alger (Version O), nel 2015, trovava casa per $ 195,8 milioni. Due vette d’improvviso non più invalicabili, una assoluta, del mercato secondario, una più limitata – ma sempre impervia – del Novecento internazionale. Plot twist: i proventi integrali della vendita andranno a beneficio della Thomas and Doris Ammann Foundation di Zurigo, ultima proprietaria dell’opera, per il supporto dei bambini in giro per il globo. C’è profumo di record nell’aria.
Marilyn è appartenuta a Leon Kraushar e alla Leo Castelli Gallery – e già così basterebbe – e poi ancora a Fred Mueller, a Thomas Ammann, a Si Newhouse, il fondatore di Condé Nast. E non poteva sfigurare il suo curriculum espositivo, che include tra gli altri il Pompidou di Parigi, la Tate di Londra, la Fondation Beyeler, il Guggenheim di New York. La salute del mercato di Warhol? Il 2021 lo ha incoronato al terzo posto dei best-selling artists (turnover: $ 348,346,957), in coda a Pablo Picasso ($ 671,513,270) e Jean-Michel Basquiat ($ 439,339,428). Il record dell’artista, insuperato dal 2013: Silver Car Crash (Double Disaster), del 1963, che attende Marilyn al varco dei $ 105,4 milioni.
«Warhol iniziò a creare serigrafie di Marilyn Monroe dopo la sua morte nell’agosto 1962», spiegano gli esperti di Christie’s, «creava riproduzioni del suo viso più volte con colori vivaci. Nel 1964 sviluppò una tecnica serigrafica più raffinata e dispendiosa in termini di tempo, antitetica alla produzione di massa per cui era meglio conosciuto, e diede vita a un numero limitato di ritratti della leggenda di Hollywood». Come quella versione arancione che il magnate Ken Griffin, nel 2017, avrebbe acquistato privatamente per circa $ 200 milioni, rivela Artnet. «Questa tecnica era così difficile che non vi tornò mai più, e tuttavia l’immagine rimane impressa nel lessico visivo della storia dell’arte».
Nessun dubbio sull’autenticità dell’opera, nessun vociferare brulicante a questo round. Si spera che non prenda il largo a bordo di uno yacht, il capolavoro di Warhol. E intanto si attende, scalpitante, la sua aggiudicazione finale.
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