Pablo Picasso. Femme à la montre (Woman with a Watch), 1932. Oil on canvas. 51 1⁄4 x 38 inches. © 2018 Estate of Pablo Picasso / Artists Rights Society (ARS), New York
Esattamente un anno fa, a fine agosto – gli ultimi sprazzi d’estate prima della maratona autunnale – Christie’s annunciava in pompa magna la grande notizia del mercato dell’arte. «C’è la collezione di Paul Allen all’incanto», titolavano uno dopo l’altro tutti i giornali, «è l’asta del secolo», pronosticavano alcuni. Avrebbe fruttato più della stima iniziale quella collezione stratosferica pochi mesi più avanti, nel novembre 2022, ben $ 1,6 milioni (di cui $ 1,5 milioni in una notte soltanto, incluso un Seurat da $ 149,2 milioni). Un anno e molte aggiudicazioni dopo quell’annuncio altisonante, e dopo un primo semestre 2023 piuttosto tiepido rispetto alla reboante annata 2022, le case d’aste internazionali annusano fameliche l’aria del mercato e fiutano – sperano di fiutare – i grandi affari del futuro.
Siamo ad agosto 2023 adesso, la bella estate dei bilanci, con le vendite di Christie’s scese del 23% e Phillips che ha registrato il 39% in meno rispetto allo stesso periodo del 2022. Il ragno di Louise Bourgeois venduto a maggio per $ 32,8 milioni è già un ricordo lontano, si attendono come una routine più o meno collaudata i prossimi appuntamenti da una parte all’altra del globo, da Seoul a Londra a Parigi a New York a Miami, dritti fino alla fine di un altro tour de force. In questo clima di torrida impasse agostana, un barlume di novità affiora tra le pagine di ARTnews: sembra che i colossi Christie’s e Sotheby’s si stiano contendendo la collezione della filantropa Emily Fisher Landau (1920-2023), in previsione della tanto attesa sessione autunnale. E di qualche auspicabile colpo di scena. La stima? Una cifra compresa tra i $ 375 e i $ 500 milioni, rivela ancora l’articolo firmato da Sarah Douglas e Daniel Cassady. Ci sarebbe un’iconica Femme à la montre di Picasso a guidare le fila, un ritratto di Marie-Therese Walter alto quasi un metro e mezzo riconducibile all’annus mirabilis dell’artista spagnolo, il 1932, che secondo qualcuno potrebbe perfino sfidare il suo record assoluto – quel Les Femmes d’Alger (Version “O”) battuto da Christie’s, nel 2015, per $ 179 milioni. Ma anche un Ed Ruscha, Securing the Last Letter, con la parola “BOSS” in maiuscolo, anno 1964, del tutto simile – e coevo – ad Hurting the Word Radio #2 che sempre Christie’s, nel 2019, aggiudicava per oltre $ 52 milioni.
Pochi indizi, tutti entro parametri milionari, e già quella di Emily Fisher Landau si prospetta come una delle collezioni più costose mai passate sotto il martello delle aste. Solo per rendere l’idea: nel 2022, la raccolta di capolavori di Anne H. Bass, da Christie’s, registrava $ 363,1 milioni, quella di Thomas e Doris Ammann – che includeva l’iconica Shot Sage Blue Marilyn da $ 195 milioni – toccava il tetto scintillante di $ 359,2 milioni. Andiamo a ritroso. Nel novembre 2021, dalla competitor Sotheby’s, la Macklowe Collection segnava una white glove da record con i suoi $ 676,1 milioni, seguita il maggio successivo da una sorta di spin-off ricercato – un’altra raffica di zeri. Poi ancora da Christie’s, nel 2018, l’indimenticabile collezione Rockefeller chiudeva il sipario con $ 835 milioni, una cifra che è parsa a lungo irraggiungibile prima dell’evento Allen del 2022. Ma quella è stata un’altra storia.
E dire che la collezione di Emily Fisher Landau, moglie dell’imprenditore immobiliare Martin Fisher, era nata da un evento infausto, o quasi. Era il 1969, dei ladri, travestiti da tecnici per la manutenzione, portarono via dal suo appartamento, nell’Upper East Side, i suoi gioielli più preziosi, primo fra tutti un diamante blu da 39 carati. Da lì la svolta inaspettata: anziché rimpiazzare i rubini, smeraldi e diamanti, Emily iniziò a collezionare opere d’arte, ne fece una vera missione. «Probabilmente», rivelerà in un’intervista, più avanti, «il furto è stata una delle cose migliori che mi siano mai capitate». Tra gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, diventa allora una habitué degli studi d’artista, l’occhio è sempre più puntato sul presente, sull’arte americana contemporanea, sui suoi linguaggi così strettamente legati alla vita, alla cultura, alla più stridente attualità. Tesoro finale: circa 1500 opere, molte delle quali hanno incrociato lo sguardo del pubblico tra il 1991 e il 2017 presso il Fisher Landau Center for Art fondato a Long Island City, nel Queens. Josef Albers («My beginning point as a collector», come lo definì la collezionista), Mark Rothko, Georgia O’Keeffe, John Baldessari, nessuno escluso. A proposito di artisti americani: risale al 2010 la straordinaria donazione di oltre 350 lavori – del valore compreso tra i $ 50 e i 75 milioni – al Whitney Museum of American Art di New York, incluse 44 opere di Jasper Johns e 18 di Robert Rauschenberg. «Quando Emily ha iniziato ad acquistare arte contemporanea», spiegava allora Leonard Alan Lauder, tra i principali benefattori del Whitney , «gli artisti erano giovani, e molti di quelli che ha sostenuto sono diventati nomi famosi». Non sorprende, insomma, che i giganti Sotheby’s e Christie’s facciano a gara, oggi, per aggiudicarsi il suo patrimonio. Stay tuned.
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