Due giganti dell’arte. Da un lato il Louvre, che l’anno passato ha registrato 2,8 milioni di visitatori. Dall’altro Sotheby’s, la casa d’aste di Patrick Drahi che, nel 2021, ha dichiarato un fatturato record di $ 7,3 miliardi (qui tutti i dettagli). Ora l’incontro: il museo francese annuncia una partnership triennale con Sotheby’s finalizzata alla ricerca della provenienza dei beni acquisiti tra il 1933 e il 1945. Vale a dire di quelle opere entrate nella collezione del Louvre durante la Seconda Guerra Mondiale e che – dopo approfondite indagini – potrebbero essere restituite ai legittimi proprietari.
Questo il comunicato ufficiale: «Sotheby’s accompagna il Museo del Louvre per sostenere la ricerca intrapresa da quest’ultimo offrendo sponsorizzazioni eccezionali nell’arco di tre anni», si legge. «Tale rapporto sarà organizzato a favore delle attività di ricerca sulla provenienza del Museo e in particolare di studi che possano portare a restituzioni (digitalizzazione, fotografia, organizzazione di seminari e giornate di studio, pubblicazioni, ecc.)». E specifica: «Questo patrocinio fa eco all’impegno di Sotheby’s per la restituzione delle opere passate di mano tra il 1933 e il 1945. È stata la prima casa d’aste internazionale ad avere un dipartimento dedicato alla ricerca e restituzione della provenienza».
Non una novità per il team di Sotheby’s, in effetti, il suo dipartimento dedicato alla restituzione riunisce esperti tra Londra e New York dal 1997. «Gran parte della loro missione», riporta ancora il comunicato, «è aiutare gli attuali proprietari di opere d’arte trasferite tra il 1933 e il 1945 a ricercarne la storia e, successivamente, a trovare una soluzione ai potenziali reclami dei proprietari originari, nel migliore interesse di tutte le parti».
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