Sembra sia andata esattamente così, anche se ancora si attende l’ufficialità da parte del Ministro Alessandro Giuli e del Direttore generale musei Massimo Osanna. Ma le dichiarazioni rilasciate su Facebook dalla Fondazione Federico Zeri lasciano poco spazio ai dubbi: l’Ecce Homo di Antonello da Messina che era in vendita da Sotheby’s New York per $ 10-15 milioni è stato ritirato poco prima dell’asta, e ad acquistarlo privatamente e anticipatamente, senza “sottostare” insomma alle dinamiche dei rilanci, è stata l’Italia. «Appena battuto all’asta da Sotheby’s, ora è proprietà dello stato italiano», riporta il post, ben corredato dalle immagini dalla Fototeca Zeri.
Un’altra dichiarazione, presto rimossa, arriva dalla pagina Facebook del direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna ad interim, Costantino D’Orazio: «Un nuovo Antonello da Messina torna in Italia grazie al Ministero della Cultura. Chi lavora al MiC sa quanto sia complicato per lo Stato Italiano partecipare ad un’asta, ma questa volta il Ministero ha giocato d’anticipo, assicurandosi un vero capolavoro in trattativa privata, spuntando anche un prezzo più vantaggioso. Grazie ai colleghi che hanno gestito l’operazione, al Ministro che l’ha voluta e al proprietario che ha accolto l’idea che l’opera tornasse in Italia, guadagnando meno di quanto avrebbe potuto».
Qualche dettaglio sull’opera (ve la raccontavamo nel dettaglio in questo articolo, prima della presunta vendita). L’Ecce Homo è una tavola che rende perfettamente la fusione tra la maestria olandese del realismo descrittivo con la preoccupazione italiana per l’espressione emotiva tipica di Antonello da Messina. Parla di «smorfia straordinaria» Federico Zeri a proposito del Cristo raffigurato sul recto, dei suoi occhi gonfi di dolore, le labbra delicatamente socchiuse. Sul verso si trova invece San Girolamo in Penitenza, immerso in un paesaggio reso in modo meticoloso. Quando lo presentò per la prima volta, nel lontano 1981, fu sempre Zeri a ipotizzare che si trattasse di un piccolo oggetto portatile – solo 20,3 x 14,9 cm – destinato alla devozione privata.
Un’opera straordinaria: in generale, rispetto alla produzione incredibilmente ridotta di Antonello da Messina; e in particolar modo sul mercato, dove è rarissimo rinvenire un’opera del pittore siciliano. Un altro Ecce Homo di Antonello, registrato nel 1653 nella collezione di Don Giulio Agliata di Palermo, è oggi conservato al Metropolitan Museum of Art, è caratterizzato dalla medesima carica espressiva. C’è anche una versione, senza data, a Palazzo Spinola a Genova. Mentre la tavola più grande del gruppo, con lo stesso soggetto, è custodita al Collegio Alberoni di Piacenza.
A proposito della provenienza, il catalogo di Sotheby’s, prima dell’asta, riportava l’appartenenza a una collezione privata spagnola, intorno al 1900; seguita dall’acquisito da parte di Wildenstein & Co., nel 1967; e poi da Fabrizio Moretti, tramite vendita privata, da Sotheby’s New York. Da qui, l’arrivo nelle mani dell’ultimo collezionista, e l’annuncio della vendita imminente. Adesso un nuovo capitolo, a quanto pare sul suolo italiano. E a disposizione del pubblico.
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