Meret Oppenheim, Das Auge der Mona Lisa, 1967, Oil on canvas, 23 x 32.1 cm / 9 x 12 5/8 in © 2025, ProLitteris, Zurich
C’è Selection in mostra da Gagosian in Rheinsprung 1, al centro di Basilea. Integra e amplia la presentazione di Gagosian ad Art Basel, curata da Francesco Bonami, e presenta quattro grandi installazioni di artisti della galleria. Tra i pezzi forti, una nuova scultura di Lauren Halsey che combina una struttura minimalista con colori e grafica massimalisti. Incorniciate in oro, le sue insegne dipinte a mano sono ispirate a quelle dei locali di South Central Los Angeles e pubblicizzano dichiarazioni, aspirazioni e riferimenti al passato e al presente della sua comunità. C’è anche la scultura di Kathleen Ryan, s’intitola Bad Melon (Juicy) (2025), ed è una rappresentazione ingrandita di una buccia di frutta in decomposizione, composta da un’abbondanza di perline colorate e minerali, e del paraurti di una Chevrolet Impala del 1969. Un mix tra artigianato tradizionale e consumismo, lusso condito con umorismo. E poi ancora Biglietteria (2017) di Adam McEwen, il dipinto di Sabine Moritz, Marte (2025), una nuova opera di Jordan Wolfson. Dal 16 al 22 giugno.
La super galleria Hauser & Wirth seleziona un corpus di opere dagli anni Trenta ai Settanta dell’artista Meret Oppenheim, riconosciuta per avere costantemente sfidato ogni definizione attraverso una pratica incentrata su identità, genere ed erotismo, con uno sguardo ironico e materico. Pur essendo legata ad alcuni dei movimenti artistici più influenti del XX secolo, infatti (inclusi Surrealismo e Dada), Oppenheim andata oltre ogni categorizzazione. E così, fino al 19 luglio, la mostra di Hauser & Wirth ripercorre il ritorno dell’artista in Svizzera e a Basilea, dove ha sviluppato un linguaggio radicalmente sperimentale. Ben oltre il successo internazionale di Object (o Déjeuner en fourrure), del 1936 – la tazza, il piattino e il cucchiaino ricoperti di pelliccia che rimane la sua opera più nota. A Basilea, in questi giorni, le opere di Oppenheim sono presentate in contemporanea anche nel booth di Art Basel – come una sorta di mostra diffusa, dentro e fuori la fiera.
Da Massimodecarlo, una mostra pop-up da non perdere nei giorni di Art Basel: si tratta di lautlos, una serie di nuovi dipinti, intimi e silenziosi di Lenz Geerk – tutti allestiti nell’iconica Domushaus, un edificio modernista del dopoguerra che un tempo ospitava il primo museo di architettura della Svizzera. Lavori intimi, emotivamente calibrati, in cui l’immobilità diventa una presenza a sé stante, ciascuno legato a un colore specifico e caratterizzato da ambienti spogli, da gesti minimali. «Geerk è sempre stato più interessato alle emozioni che alla narrazione», spiegano dalla galleria. «In Lautlos, si affida a questa ambiguità. Le sue figure non si esibiscono: aspettano, indugiano, svaniscono. I dipinti sembrano sospesi nel tempo, a metà tra memoria e anticipazione». Dal 16 al 22 giugno.
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