Categorie: Mercato

Tutto pronto per Tefaf New York 2024. Ecco le prime anticipazioni

di - 3 Aprile 2024

89 gallerie da 15 Paesi, un viaggio cross-category attraverso le opere più affascinanti di arte moderna e contemporanea, gioielli, antiquariato e design. È tutto pronto per l’edizione 2024 di Tefaf New York, in scena dal 10 al 14 maggio. «Qui converge la comunità artistica internazionale, l’energia vibrante della città è palpabile e non ha eguali in nessun altro luogo del mondo», spiega Hidde van Seggelen, Presidente del Comitato Esecutivo di Tefaf. «Tornare al Park Avenue Armory e far parte della scena artistica di New York è un vero privilegio. Lavorare al fianco di espositori così stimati per presentare opere di qualità museale è un’esperienza entusiasmante. La nostra missione è quella di continuare l’eredità di Tefaf condividendo opere importanti con gli amanti dell’arte di tutto il mondo». A poco più di un mese dall’apertura ufficiale, ecco 6 highlights di qualità museale che saranno in mostra – e ovviamente in vendita – tra i booth dell’inconfondibile Park Avenue Armory.

Alberto Giacometti, Coppa allungata, 1948 circa

Quando Man Ray presentò a Giacometti l’arredatore di interni Jean Michel Franck, l’artista iniziò a diede vita a una produzione di svariati oggetti, lampade e vasi, divenuti iconici. Questa coppa allungata, in una forma pura e una patina verde-marrone, celebra l’amore di Giacometti per l’antico – amore che coltivò fin da giovane, con un viaggio tra roma, Napoli, Paestum e Pompei nel 1921. Sarà presentata da Galerie Jacques Lacoste.

Virgil Abloh, Tower Hills, 2021

Un’opera in bronzo, la cui finitura imita la trama dell’OSB, un materiale molto diffuso nei pannelli delle casse di legno da imballaggio. Perfettamente in linea con lo stile di Virgil Abloh, questo lavoro, datato 2021, prende ispirazione dalla vita quotidiana di strada, dagli oggetti ordinari. Presentata al Tefaf New York 2024 da Galerie Kreo.

Photo Courtesy: Galerie Kreo.® Alexandra De Cossette

Kòre, I secolo a.C – I secolo d.C

Una splendida Kòre in marmo, una “giovane ragazza” dell’antica Grecia datata I secolo a.C – I secolo d.C. Impiegate in genere come oggetti votivi, nei santuari o in corrispondenza delle tombe, queste giovani erano sempre rappresentate in piedi, con le gambe unite e con un peplo a nascondere il corpo, donando così un aspetto stilizzato. A Los Angeles è conservato un bellissimo esemplare del V secolo a.C. Al Tefaf, a New York, la Kòre sarà presentata da Galerie Chenel. A proposito di qualità museale.

Photo Courtesy: Galerie Chenel

Allen Jones, Body Armour (Kate), 2013

Si tratta dell’ultima edizione disponibile sul mercato di Body Armour (Kate). «Il corpo in fibra di vetro con scaglie di metallo è stato realizzato nel 1974 per un film che volevo girare, Si trattava della storia di una ragazza che desiderava diventare modella, ma aveva un problema: ogni volta che si metteva sotto i riflettori si trasformava in un uomo. Il suo ragazzo, un artista, le aveva allora realizzato una sorta di armatura per custodire e proteggere la sua identità di donna. Il film non è mai stato realizzato e questo corpo di vetro è rimasto nel mio studio. […] Nel 2013 mi hanno invitato a creare un’opera per Kate Moss, da esporre in una mostra di Christie’s a Londra a lei dedicata. […]. Mi sono ricordata dell’armatura, e il risultato è stata un’edizione molto limitata di questa stampa». La ammireremo nell’edizione 2024 di Tefaf New York da Galleria D’Arte Maggiore G.A.M.

© Maggiore g.a.m. / Allen Jones

Maschera da ballo complessa, 1890-1910 circa

Una maschera magica allungata, a forma di pesce (o pseudo tale), con due pinne frontali, due facce, posseduta tra gli altri dall’artista surrealista Roberto Matta. È un’opera certosina realizzata dagli intagliatori Yup’ik, molto scrupolosi nella simmetria, nell’equilibrio e nell’armonia delle maschere, pensate per funzionare in universo multidimensionale. Le tre dimensioni visibili della maschera sono aumentate dai movimenti dei danzatori che le indossano. Al Tefaf New York 2024 sarà offerta da Donald Ellis Gallery.

Photo Courtesy: Donald Ellis Gallery

Alberto Burri, Bianco Plastica, 1965

Una delle grandi ferite di Burri, declinata stavolta su plastica. Plastica, d’altronde, è una delle sue serie più iconiche, più acclamate, con la prima esposizione a Roma nel 1962 e poi a Londra e a New York. Il filo rosso: il fuoco come elemento di distruzione, di lacerazione, di trasformazione. Bianco Plastica, in particolare, è un esempio maturo di questa serie, testimone dell’approccio pionieristico di Burri, del suo uso di materiali unici e non convenzionali. Al Tefaf di New York sarà in vendita nello stand di Mazzoleni.

Photo Courtesy: Mazzoleni Londra-Torino

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