Lotto 231, HANS HARTUNG (Lipsia 1904 - Antibes 1989), "Senza titolo" 1961, pastelli a cera su carton baryté (in cornice originale), cm 49x64. Venduto € 92.500
Il Ponte colleziona un nuovo successo con l’asta di arte moderna e contemporanea del 21 luglio, triplicando la riserva e arrivando a vendere il 96% dei lotti. Con oltre 250 opere, tra cui quelle della ricercata, personalissima collezione del giornalista Rolly Marchi (ve ne parlavamo qui), l’incanto ha registrato una partecipazione nutrita sia live, nella sede di Palazzo Crivelli, sia online, grazie alla nuova piattaforma virtuale.
Più di 1000, secondo i risultati, i bidders che hanno puntato da tutto il mondo, con più dell’80% delle offerte totali proveniente dall’estero (ottimi riscontri, in particolare, da Taiwan, Messico, Cina, Serbia, Slovenia, Finlandia, Olanda, Sud Africa, India, Nuova Zelanda e Hong Kong). C’è forse ancora qualche dubbio che il mondo dell’arte scalpitasse all’idea di ricominciare le sue corse? E che acquistare l’arte online, tra nuove app e piattaforme, sia già una routine, naturalmente accostata all’esperienza dal vivo?
Ed ecco quindi che Il metro infinito di Mario Merz ha registrato il top price delle due tornate (96.250 euro). Ottimi risultati anche per l’opera su carta di Hans Hartung (92.500 euro), per il Ritratto segreto di Mario Radice (41.250 euro) e per Ur-schrift ovvero Avant-testo, 19-3-01 di Irma Blank (26.250 euro). E, ancora, grande entusiasmo del pubblico per la collezione del giornalista Rolly Marchi, con aggiudicazioni notevoli quali Macchina di Armando Pizzinato (€ 31.250) e Grande Casellario di Lucio Del Pezzo (€ 27.500). Record price mondiale, infine, per Dino Buzzati, con Uomo in una notte di neve (25.000 euro).
«La strategia perseguita», commenta il capo dipartimento Freddy Battino, «si è dimostrata vincente anche in questo nuovo scenario. Un dato questo che conferma una tendenza rilevante in più ambiti: l’esordio della revenge spending, un fenomeno di natura economica-emozionale, caratterizzato dal bisogno di gratificazione e di rivalsa, spontaneo e compulsivo di circondarsi di bellezza e dall’esigenza di un appagamento interiore».
E così, come è accaduto per la boutique Hermès in Cina che, nel primo pomeriggio di riapertura post lockdown, ha incassato 2,5 milioni di euro, il mercato del lusso – in cui l’arte si inserisce – riconferma impavido il suo carattere controcorrente. E il revenge spending, sommato alla qualità a cui Il Ponte ci ha straordinariamente abituati, fa segnare un altro punto vincente alla casa d’aste milanese.
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