La comparsa della fotografia nel XIX secolo spinse la pittura a cercare nuove forme espressive, per colmare quello che sembrava il grande vantaggio della foto sull’arte: la capacità di riprodurre la realtà in modo oggettivo. Sul finire del XX secolo ecco il fenomeno inverso: è la fotografia che tenta strade nuove in modo che la visione soggettiva e personale di chi fotografa prevalga sulla visione oggettiva che si offre a ciascuno di noi.
Il fascino delle opere di Luisa Lambri (Como, 1969) sta esattamente in questo: nella capacità di dire senza affermare, nel lasciar intravedere senza svelare, creando atmosfere che risultano uniche. Lambri sembra entrare in punta dei piedi nei mondi che fotografa: non sono foto di architettura, ma un’indagine personale sullo spazio, sulla relazione tra vuoto e pieno, tra le luci. La mostra presenta nove splendide opere, tutte prive di titolo, senza indicazioni di quale sia l’edificio fotografato o dell’architetto che l’ha progettato. Solo il comunicato stampa informa che le immagini si riferiscono ad opere degli architetti Richard Neutra e Philip Johnson, che la Lambri ha realizzato nel corso del 2002. L’assenza riferimenti è emblematica della volontà dell’autrice di sottolineare la dimensione personale e soggettiva delle proprie immagini: non documento, dunque, ma rappresentazione di stati d’animo. Le immagini presenti in mostra hanno inquadrature strette, due di esse sono focalizzate su una parete vetrata al di là della quale si intravede un giardino rigoglioso di piante verdi. La vetrata è il
articoli correlati
Exibart ha intervistato Luisa Lambri
La mostra di Luisa Lambri a Guarene
antonella bicci
visitata il 10 febbraio 2003
A Castrignano dei Greci, nel cuore del Salento, Kora continua le sue attività dedicate al contemporaneo: l’ultimo progetto, una mostra…
Da un vecchio cappotto a un guantone da pugilato: la nuova mostra di Spazio Punch —visitabile fino al 10 gennaio…
Grandi ritorni, blockbuster e nuove mitologie del maxi schermo. L’agenda dei titoli imperdibili, da gennaio a dicembre
Un incendio nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio ha gravemente danneggiato la Vondelkerk, chiesa progettata da…
Nel centenario della sua morte, il Musée d’Orsay dedica la prima grande monografica francese a John Singer Sargent, restituendo alla…
FORGET AI è il primo magazine di moda cartaceo interamente generato attraverso processi di intelligenza artificiale. E sembra dirci che…
Visualizza commenti
in questo caso non è il lavoro...
e poi alla fine i nomi degli architetti li mette... nel comunicato...che buffonata
merita la biennale come la merita gabellone e tuttofuoco (e bravo guenzani)
ridicoli tutti
tutti alla biennale
tutti alla biennale
...
..
Voglio rispettare la Lambri che lavora da molti anni.
Ma, a parte il fatto che bastava che ci facesse vedere solo le prime 5 o 6 foto prodotte a metà anni novanta, che il concetto lo avremmo già afferrato e capito benissimo, adesso dicono che una persona con un lavoro del genere (a mio parere, di appassionato d'arte, pura stipsi mentale e operativa) potrebbe anche rischiare di andare per la seconda volta alla Biennale.
O io non ci ho mai capito molto, o non è il lavoro che porta avanti gli artisti.
VivaLambri
Bellissime! Sempre più brava.