Categorie: milano bis

fino al 1.III.2003 | Luisa Lambri | Milano, Studio Guenzani

di - 12 Febbraio 2003

La comparsa della fotografia nel XIX secolo spinse la pittura a cercare nuove forme espressive, per colmare quello che sembrava il grande vantaggio della foto sull’arte: la capacità di riprodurre la realtà in modo oggettivo. Sul finire del XX secolo ecco il fenomeno inverso: è la fotografia che tenta strade nuove in modo che la visione soggettiva e personale di chi fotografa prevalga sulla visione oggettiva che si offre a ciascuno di noi.
Il fascino delle opere di Luisa Lambri (Como, 1969) sta esattamente in questo: nella capacità di dire senza affermare, nel lasciar intravedere senza svelare, creando atmosfere che risultano uniche. Lambri sembra entrare in punta dei piedi nei mondi che fotografa: non sono foto di architettura, ma un’indagine personale sullo spazio, sulla relazione tra vuoto e pieno, tra le luci. La mostra presenta nove splendide opere, tutte prive di titolo, senza indicazioni di quale sia l’edificio fotografato o dell’architetto che l’ha progettato. Solo il comunicato stampa informa che le immagini si riferiscono ad opere degli architetti Richard Neutra e Philip Johnson, che la Lambri ha realizzato nel corso del 2002. L’assenza riferimenti è emblematica della volontà dell’autrice di sottolineare la dimensione personale e soggettiva delle proprie immagini: non documento, dunque, ma rappresentazione di stati d’animo. Le immagini presenti in mostra hanno inquadrature strette, due di esse sono focalizzate su una parete vetrata al di là della quale si intravede un giardino rigoglioso di piante verdi. La vetrata è ilpiano sottile e trasparente che segna il confine tra lo spazio chiuso della stanza e il giardino, così come il vetro che protegge la fotografia separa lo spazio tutto reale nel quale si muove lo spettatore da quello solo immaginario creato dalla fotografa. L’immagine è nitidissima, gocce di umidità scorrono lungo i vetri e li segnano con tracciati perpendicolari, definendo un altro gioco di contrasti. Un dettaglio esasperato, per un’inquadratura che non lascia trapelare alcuna informazione sull’edificio cui si riferisce. In un’altra sala sono esposte sei immagini tra loro molto simili, poste l’una accanto all’altra, quasi a definire una sequenza filmica. Ancora una volta è un particolare che la Lambri riproduce, una tenda “veneziana” che sembra schiudersi lentamente, creando un gioco cangiante di chiaro e scuro, svelando progressivamente l’immagine di foglie, piante, un giardino. Ma il dubbio rimane. Il giardino c’è davvero o è solo la suggestione delle due immagini precedenti che inducono chi guarda a scorgere arbusti dietro quelle sottili tende? E’ questa la magia delle foto di Luisa Lambri: la capacità di lasciare all’osservatore la possibilità dì completare con la propria immaginazione quello che lei lascia solo intravedere.

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visitata il 10 febbraio 2003


Luisa Lambri
Dal 22/01/2003 al 01/03/2003
Studio Guenzani, via B. Eustachi 10, 20129 Milano
Tel. 02/29409251, fax 02/29408080
Ingresso libero
Orari: da martedì a sabato dalle 15 alle 19.30

[exibart]

Visualizza commenti

  • in questo caso non è il lavoro...
    e poi alla fine i nomi degli architetti li mette... nel comunicato...che buffonata
    merita la biennale come la merita gabellone e tuttofuoco (e bravo guenzani)

    ridicoli tutti
    tutti alla biennale
    tutti alla biennale

    ...

    ..

  • Voglio rispettare la Lambri che lavora da molti anni.
    Ma, a parte il fatto che bastava che ci facesse vedere solo le prime 5 o 6 foto prodotte a metà anni novanta, che il concetto lo avremmo già afferrato e capito benissimo, adesso dicono che una persona con un lavoro del genere (a mio parere, di appassionato d'arte, pura stipsi mentale e operativa) potrebbe anche rischiare di andare per la seconda volta alla Biennale.
    O io non ci ho mai capito molto, o non è il lavoro che porta avanti gli artisti.

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