Monika Bravo (Bogotà, 1964) ama lavorare sullo spazio, sul tempo e sulla percezione: le sue opere invitano sempre il fruitore ad un’esplorazione del “comune senso della realtà”, che vuole essere, a detta dell’artista stessa, “insieme meditativa e investigativa”.
Dopo l’esperienza di Symphasis, videoacquario che forzava i confini tra il contenuto proiettato e la realtà-contenitore, la Bravo presenta alla Galleria Ciocca A_Maze, installazione interattiva costituita da due proiettori e un tappeto, su cui si intravede un passo dell’Ars Poetica di Borges, che disegna con le parole una struttura labirintica; il tappeto è dotato di sensori, che attivano ciascuno una proiezione diversa sulle due pareti circostanti. Lo
Ancora la rivisitazione della realtà è il soggetto del video Wind-eye: Times Square si trasforma in una giostra di colori e scorci frammentati, riconoscibili solo a tratti, quasi fossero filtrati dal gioco di riflessi di un caleidoscopio, in cui le strutture dei palazzi, la folla che si muove per la strada, i cartelloni e le luci intermittenti creano una coreografia che sembra rimandare, fra l’altro, ai quadri del periodo newyorkese di Mondrian. Segnato invece da un ritmo lento e da un fluire ipnotico, il video Liquify è una sorta di danza visiva: immagini d’acqua, ripresa in ogni sua forma e stato (dal particolare di una goccia al paesaggio invernale innevato), dividono lo schermo in diversi riquadri in movimento, che ricordano anche in questo caso Mondrian.
Ogni video è accompagnato da una colonna sonora, che l’artista chiede programmaticamente a musicisti di volta in volta diversi, in modo da creare per ciascuna opera un sound peculiare, senza mai legarsi ad un unico autore.
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