Atmosfere rarefatte, fredde, immerse in un silenzio totale, intimo, profondamente cercato e voluto. Di questo sono fatte le opere del giovane Rovaldi.
La mostra Un attimo prima, curata dal critico Marco Scotini, è il risultato di una ricerca che dura da anni, fatta di attese e rivelazioni che prendono forma, giorno dopo giorno, nella mente dell’artista e nell’obiettivo della sua macchina fotografica. Rovaldi ha scelto di confrontarsi con un luogo terribile e affascinante al tempo stesso, un luogo in cui la natura si manifesta in tutta la sua potenza, scavalcando con un solo passo gli sforzi sovrumani che la mano umana fa per dominarla.
Ed ecco quindi l’Alpe di Gera, con i suoi monti, gli specchi d’acqua e le rocce, ma anche la grande diga costruita dall’uomo, nell’inutile tentativo di forgiarla. Ecco che l’Alpe diviene scenario mitico e remoto, il punto in cui in cui il sublime cattura gli occhi e l’anima di chi si ferma a guardare.
Le immagini nella stanza sembrano fluttuare nell’acqua, nello stesso bacino della diga dove l’artista si è recato a fare centinaia di scatti, al fine di trovare, tra mille, proprio quello giusto, quello che riesce ad esprimere, nella piccolezza di un semplice sasso o nella curva di mattoni grezzi, l’immane forza a lui apparsa. Un attimo prima, prima che avvenga la catastrofe, prima che essa prenda il sopravvento, cancellando ogni presenza, ogni traccia, ogni residuo dell’umana presenza.
Non c’è emozione nelle immagini di Rovaldi. Non si racconta nessuna storia. Tutto è immobile, glaciale, astratto. Tutto è sospeso, quasi irreale, perché solo così, sussurrandola, si può dare l’esatta impressione dell’emozione. Passeggiate tra le foto e dedicate ad ognuna di esse un minuto, nel silenzio più totale. Ci entrerete dentro, ve l’assicuro, e riuscirete, forse per un attimo – ma riuscirete – a vedere quello che ha visto l’artista, l’idea che lo ha guidato e ispirato. Passeggiate tra le foto e andate a vedere il video. Si, un altro video. Ma questo sembra uscito da un quadro di Friederich due secoli dopo. La stessa forza, la stessa poesia, concentrata in meno di cinque minuti. Ebbene si, l’entusiasmo per la mostra di Antonio Rovaldi trapela da ogni riga e non c’è bisogno di nasconderlo.
Quando un bravo artista si presenta non si può far altro che gioirne.
*Nei giorni 2-3-4-9-10-11 novembre, alle ore 21.30, lo spazio dell’O’ Artoteca, ospiterà un’interessante piece teatrale, ispirata alle suggestioni dell’opera del grande artista Joseph Beuys. Querce, regia Francesca Contini, interpretata dalla compagnia Colonia Penale.
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Paola Capata
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