Si accendono i rossi di Osvaldo Licini (1894-1958) e si sprofonda nei suoi blu disposti sulle grandi superfici bianche di questa antologica che il gallerista Lorenzelli ha voluto dedicare al grande artista, esponendo opere provenienti esclusivamente da collezioni private.
Nato nel 1894, Licini attraversa le avanguardie futuriste per giungere all’esperienza del Novecento dopo aver conosciuto Derain, Picasso e Cendrars a Parigi. E’ negli anni ’30 che l’artista si avvicina all’astrattismo aderendo al gruppo dei milanesi: di questa fase è esposto in mostra lo studio preparatorio per Bilico.
Definito da Belli, il teorico degli astrattisti milanesi, la personalità più forte come pittore-inventore, matura un tipo di geometria da intendersi in chiave magica e neopitagorica, nutrita dalle letture di Baudelaire, Rimbaud, Apollinaire, Eluard, Breton.
Una proposta che fece scalpore a Milano e che si attirò, come ricorda una tra le sue più grandi collezioniste, Maria Cernuschi Ghiringhelli, “le piazzate delle scolaresche di Brera, con sputi, insulti e sterco fuori dalla porta della galleria“.
Complessa la vicenda umana dell’artista, spesa nell’esilio, ma partecipe della vita politica fino a diventare sindaco di Monte Vidon Corrado per dieci anni.
Come contrappunto, sul versante artistico, persegue invece la ricerca di archetipi. E’ infatti a partire dal ’45 che l’artista crea le Amalasunte, gli Angeli ribelli, l’Olandese volante, figure che rinviano a quella triade semantica Errante – Erotica – Eretica nella quale amava riconoscersi l’esule Licini. Non mancano i paesaggi, liriche composizioni dalle spazialità volutamente indefinite e sorrette da un’acutissima sensibilità materica.
Itinerari misteriosi e narrazioni imprevedibili: così Corrado Maltese definiva la sua pittura che trasformava la geometria in un gioco sensibile.
Quali sono gli ultimi lavori dell’artista? Forse sono dei collages, puri collages di matissiana memoria, senza alcun intervento pittorico come quello, esposto in mostra, intitolato Angelo, missile, Sole e Luna. Sarebbe stata questa la sua nuova strada?
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