Gli ultimi giorni di Pompei, una serie fotografica dal carattere profondamente ambiguo. Solo ripercorrendo lo straordinario percorso dell’artista californiana, una delle principali esponenti del concettualismo femminista della prima ora, se ne coglie interamente il senso. Eleanor Antin ha lavorato con installazioni, video, fotografia, film, performance, disegni e testi scritti, investigando la costruzione della propria identità attraverso una serie di ironiche icone, quali, ad esempio, eroi o eroine del passato nell’atto di compiere imprese favolose . Da qui l’interesse per il decadente mondo della Roma imperiale, evocato già nelle pagine dello scrittore vittoriano Bulwer-Lytton o nella cinematografia italiana degli anni ’20; un mondo dove lo spettatore
Quello della “gaia Apocalisse” è un topos letterario che accompagna tutte le grandi civiltà nella fase crepuscolare. Le immagini di Pompei, sull’orlo dell’annichilimento, da sempre suggeriscono scomodi paragoni con il mondo contemporaneo. La vita pagana e solare si trasforma in una luce scura in cui crudeltà, dolore e morte occhieggiano ai margini della coscienza. Antin scava in una Pompei di sua invenzione dove personaggi affascinanti vivono la loro vita innocente in una sorta di allucinazione collettiva che impedisce loro di avvertire la catastrofe imminente. La sensualità dei personaggi è accentuata da una natura prorompente e generosa, i colori rimandano alla pittura accademico-simbolista di fine Ottocento.
Colonne e marmi, rigorosamente bianchi, caratterizzano le scenografie delle riprese. Non vi è alcun intento filologico nella ricostruzione del passato, ma un’adesione esasperata ed ironica ai cliché rappresentativi che si sono affermati nel tempo in differenti media. Solo un elemento contraddice la giocosa leggerezza delle scene rappresentate: la figura di una donna, spesso collocata ai margini dell’azione o su una sedia a rotelle. Una figura dai lunghi capelli scuri, vestita di bianco, consapevole del sinistro futuro che incombe sulla realtà che sta osservando; punto di vista dell’autrice ma anche di coloro che si pongono di fronte a queste grandi fotografie.
gyonata bonvicini
mostra visitata sabato 11 gennaio 2003
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