In occasione della sua prima personale presso la Galleria Massimo Minini, l’artista bolognese, Paolo Chiasera, riprende il filo del discorso che aveva interrotto in alcuni lavori precedenti come “Equilibrio in parallelo” o “Pensieri in Sospensione” mostrandosi per l’ennesima volta protagonista delle sue creazioni.
Aprendo la porta della galleria lo spettatore entra in uno spazio surreale occupato dall’incombente presenza del video “Spazi Circoscritti”. D’improvviso si sente la necessità di calarsi in un rispettoso silenzio nell’attesa di capire quale sia il mondo nuovo che ci si presenta in questo luogo, tanto vicino alla realtà esterna che sta a due metri fuori dall’ingresso e tanto lontano nella sostanza a quella stessa realtà.
E questo straniamento Paolo Chiasera lo cerca e lo trova anche all’interno della mostra. Esiste infatti una netta distinzione tra la sezione dedicata al video e quella parte dell’esposizione in cui si trovano altri lavori come “Sezione 2” o “Breaking” che lo
Nel video lo spezzone più importante è sicuramente quello in cui l’autore si cimenta in una performance per imbiancare tutta la stanza che lo circonda. Lo si vede dapprima stuccare dei dipinti facendoli diventare un tutt’uno con la parete, poi, una volta asciugati, inizia a dipingere i muri, il divanetto e il pavimento. Alla fine lo si trova in piedi, come in contemplazione, a mirare la sua opera in assoluto silenzio.
Cosa significa quell’uniformità bianca che lo circonda? Perché l’artista l’ha voluta? E’ forse un tentativo di crearsi un mondo proprio, un mondo personalizzato? E quella stanza bianca non potrebbe essere un modo per coprire i muri e gli oggetti che la circondano per facilitare la nostra mente ad evadere dalla prigione politica, culturale e, perché no, anche materiale in cui è rinchiusa?
A questo punto però viene spontaneo chiedersi quale sia il legame tra le due sezioni dell’esposizione. Infatti in “Breaking” si può vedere in un piccolo schermo il filmato di un ballerino che danza a tasta in giù su di un tappetino quadrato raffigurante “Las
Ma alla fine del filmato cosa resta di lui se non i suoi oggetti a lasciare traccia del suo passaggio? Il video può aiutarci a ricordare il suo passaggio ma è una presenza lontana e non lo si sente vivo come nell’istante in cui si osservano quegli oggetti che erano stati visti nel filmato e che fanno dire allo spettatore: Questi! Ha usato proprio questi!
E’ proprio così allora: l’uomo vive in uno spazio circoscritto in cui può decidere il modo per essere ricordato in un futuro, consapevole che un giorno, la sua danza dovrà fermarsi e la sua persona verrà esclusa da quella stessa stanza bianca. Sta all’uomo se farsi ricordare per un berretto di lana o un capolavoro d’arte.
tommy brambilla
mostra visitata il 12 aprile 2003
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