Nella bella cornice del Teatro Litta – da poco restaurato – la sera di domenica 16 maggio sono state presentate, come in un galà, le quattro proiezioni che costituiscono la mostra del videoartista tedesco Oliver Pietsch, che ora prosegue alla galleria Carasi. Nella fruizione privilegiata offerta dal teatro, i lavori di Pietsch hanno trovato spazio per dispiegare al meglio la seduzione sensuale e mesmerizzante delle sonorità e della qualità estetica dei collage cinetici che li compongono.
Ad ispirare i nuovi video dell’artista – sia in Tuned che in Drugged – è un’alterazione della coscienza di origine prosaica, legata all’assunzione di stupefacenti.
Tuned, un video omogeneo nelle atmosfere e più coerente dal punto di vista della costruzione artistica rispetto a Drugged, disegna un ciclo sorprendentemente narrativo, che, aumentando progressivamente di ritmo, conduce lo spettatore progressivamente attraverso l’ilarità, l’estasi, e infine lo sconforto, la dipendenza, l’astinenza, l’overdose, in un climax ascendente capace di evocare un pathos catartico nello spettatore.
In Drugged sensazioni ed atmosfere si fanno più deliranti, i frame selezionati sono quasi astratti e la narrazione è scomparsa per lasciare il posto ad un viaggio a briglia sciolta nell’allucinazione, come uno stadio successivo a quello già esplorato in Tuned, dove non c’è più possibilità per la linearità del racconto.
Adorno è un singolare omaggio alla figura di uno dei più grandi intellettuali e filosofi tedeschi del postmarxismo, ed infine Heaven can wait, l’opera breve, che accoglie lo spettatore e lo inizia alle malie audiovisive del giovane videoartista tedesco, si articola in un loop di brevissima durata che imprigiona una deliziosa sequenza di un omonimo film di Ernst Lubitsch. Baciarsi per la prima volta, ricordare a distanza di molti anni quel primo bacio rubato e di nuovo dare alla musica la capacità di rielaborare il ricordo, riaccendere i sensi con la carica pervasiva del suono. Una chicca di romanticismo germanico che non si vedeva dai tempi delle Affinità Elettive di Goethe!
Negli anni ottanta George Barber aveva rubato immagini al cinema ed alle televisione con un intento non dissimile da quello di Oliver Pietsch: ricomporre i frame in nuovi pattern di interesse estetico. Ma mentre Barber lo aveva fatto con lo spirito pionieristico di chi si avventura in un territorio inesplorato, Oliver Pietsch lo fa con la scaltrezza smaliziata di chi è nato nell’epoca di MTV, dei videoregistratori divenuti tecnologia comune in ogni appartamento, dei programmi digitali per il montaggio e la postproduzione lowcost e raggiunge picchi di fascinazione tali da fare invidia ai più osannati tra i registi di videoclip commerciali contemporanei.
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Video.it – Milano, Palazzina Liberty
ambra caruso
mostra visitata il 16 maggio 2004
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