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fino al 2.IV.2004 | Alessandro Gianvenuti | Milano, Spazio Symphonia

di - 18 Marzo 2004

Usi mezzi espressivi digitali, stampi le immagini su superficie high-tech.. Nonostante questo i tuoi lavori esprimono anche qualcosa di caldo, espressivo….
Utilizzo la tecnologia come strumento espressivo per realizzare i miei quadri, cercando di sfruttare al massimo ciò che posso ottenere dal computer, dallo scanner, dalla telecamera. La mia sensibilità artistica è sicuramente calda ed espressiva, e mi porta ad alzare sempre al massimo la temperatura visiva dell’opera, evidenziando il contrasto con un mondo informatico freddo. Inoltre utilizzare me stesso come punto di partenza ha avuto un ruolo fondamentale, campionando particolari del corpo ed emozioni. In questo modo ho potuto portare all’interno del quadro un flusso diretto di sensazioni e di tensioni sulle quali intervenire.

Hai parlato di quadri e di una tua sensibilità pittorica. I programmi hanno sostituito i pennelli. Però i tuoi lavori restano quadri a tutti gli effetti…
La mia ricerca estetica e concettuale è molto legata al quadro, che rappresenta un territorio di confronto vasto e stimolante. Alcuni miei lavori hanno un certo senso classico, rielaborato in chiave contemporanea. Sento molto la forza espressiva della pittura e cerco di metabolizzarla insieme ad altri linguaggi visivi per realizzare quadri attraverso le nuove tecnologie. Non c’è dubbio che il risultato finale crei opere spiazzanti perché realizzate con materiali e tecniche innovative, ma sono visivamente e concettualmente quadri, elemento sottolineato anche dalla mia volontà di realizzarli sempre in un unico esemplare e formato. E’ interessante notare come la ricerca sul “quadro digitale” sia stata sperimentata e sviluppata qui da noi, ed in particolare a Roma, prima che da altre parti. Ma non è casuale, perché per me è naturale avere nel Dna un patrimonio culturale e storico tipico della tradizione artistica italiana, che si esprime anche nel lavoro di oggi, ed evidenzia ancora di più l’unicità di questo percorso nell’arte contemporanea.

I soggetti di molti tuoi quadri sono parti del tuo corpo scannerizzate che appaiono spesso, a lavoro terminato, come forme difficilmente identificabili, misteriose. Che cosa stai ricercando?
Il mio lavoro ha avuto sempre un comune denominatore, l’uomo. In questi anni ho realizzato quadri sui frammenti del corpo, ho indagato gli stati d’animo, ho scomposto la figura fino ad una sintesi quasi monocroma. Queste tre “colonne portanti” continuano ad accompagnare il mio lavoro e ognuno dei cicli di opere che ho realizzato continua ad evolversi, talvolta sovrapponendosi ad un altro e creando nuovi esiti e nuovi percorsi espressivi su cui indagare. Le mani e i piedi realizzati tra il ’96 ed il 2001 sono basati principalmente sulla ricerca plastica e volumetrica e sono stati concepiti quasi come un lavoro di scultura sul corpo, decostruendoli e ricostruendoli al computer arrivando in alcuni casi, attraverso distorsioni esasperate, a forme quasi astratte.

Tecnologia ma anche storia dell’arte. Vuoi parlarmi della tua formazione. Gli autori che più ti hanno entusiasmato e influenzato?
Sono cresciuto fin dai tempi della scuola con il mito (che dura tuttora) di Michelangelo. In un disordinato elenco istantaneo di influenze o ammirazione: Munch, i Futuristi, Bacon, Kértész, Viola, Close, Richter… ed a livello nazionale Schifano e Boetti. Ma seguo con molto interesse anche le nuove generazioni: Pancrazzi, Chiara, Galliano, i Matia, Tubi, Campanini e all’estero Crewdson, Muek, Saville, Pipilotti Rist ed altri ancora…

C’è chi dice che il mezzo sia il messaggio e che usare certi strumenti non è la stessa cosa di usarne altri. Quando si elabora un’immagine con Photoshop, il pc offre un ventaglio di possibilità, un numero enorme ma comunque limitato di strade. Tra queste l’artista sceglie quella più adatta al proprio lavoro. Nell’artista digitale prevale l’elemento razionale e il ragionamento sulla realizzazione dell’opera?
Innanzitutto per me il mezzo non è il messaggio. Gli strumenti sono sicuramente diversi fra loro ed ogni artista deve saper scegliere quello più efficace per il proprio lavoro. Io utilizzo il computer perché è lo strumento adatto a realizzare quello che voglio fare. Ma non è assolutamente il ”senso” del mio lavoro. Il computer mi permette di realizzare quadri che non potrebbero essere dipinti, sia per i materiali usati, ma soprattutto nella fase di elaborazione nella quale riesco a fondere insieme differenti linguaggi come la pittura, la fotografia ed il video. Le strade come dici tu possono anche essere pre-determinate, ma le combinazioni sono praticamente illimitate. Si tratta di sapersi districare tra le tante possibilità offerte dal mezzo attraverso un intelligente controllo degli strumenti, indirizzato come sempre dalla sensibilità dell’artista che c’è dietro.

Veniamo alla mostra presso lo Spazio Symphonia arte Contemporanea. Opere nuove e nuove idee. Che direzione sta prendendo la tua ricerca?
Le opere che ho presentato a Milano fanno parte della serie “Incandescent Figure” che ho realizzato nel 2003. Rappresentano uno sviluppo del lavoro sui frammenti del corpo nel quale ho voluto sperimentare una direzione diversa. Non ho utilizzato distorsioni ma ho cercato di sfruttare al meglio la plasticità, l’armonia e la tensione di alcune pose. Il corpo “incandescente” irradia la luce dall’interno in tutta la scena, a contrasto con un’ambientazione algida e sospesa. Un altro aspetto molto importante è l’utilizzo macro dei dettagli, come l’epidermide, i capelli, i tendini, i peli, che compongono la struttura pittorica del quadro citando una pittura “iperrealista”. La mia ricerca prosegue comunque in varie direzioni e questa serie ne ha rappresentato un aspetto.

Parliamo dei tuoi progetti futuri
Vorrei andare all’estero per un periodo, mi piacerebbe confrontare quello che sto facendo con una dimensione più internazionale e respirare cose nuove. Per quanto riguarda il mio lavoro, dopo la positiva esperienza con il video che ho realizzato l’anno scorso, sto iniziando a progettare un nuovo lavoro, più complesso ed istallativo, sempre in collaborazione con Dj Stile. E poi sto concludendo due cicli di quadri sui quali sto lavorando da molto tempo.

pierluigi casolari


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