“Scopro mondi dall’altra parte del mondo”, affermava l’artista rumeno Costantin Brancusi. Qui non siamo dall’altra parte del globo, ma la scoperta di una nuova realtà proviene da un Paese non troppo lontano, la Romania.
E’ Revolution Reloaded, la mostra ideata e curata da Marco Scotini e Mihnea Mircan, giovane curatore del Museo Nazionale di Arte Contemporanea di Bucarest. I lavori? Sono prevalentemente video quelli scelti dai due curatori, sicuramente un mezzo espressivo che permette, nello spazio non particolarmente ampio di una galleria, di avere un numero maggiore di opere, ma anche perché l’immagine in movimento permette una presa diretta sul reale. Lavori che non possono non fare i conti con i conflitti, le contraddizioni, il momento di transizione che contraddistinguono la storia passata e presente del Paese.
Revolutions Reloaded si propone, così, come una sorta di database delle reazioni politiche degli artisti rumeni. Oltre la retorica delle tematiche identitarie e oltre ogni riduttiva espressività documentaristiche, Irina Botea, Pavel Braila, Mircea Cantor, Calin Dan, Ioan Godeanu, Ion Grigorescu, Arnold Estefan, Szabolcs Kiss-Pal, Dan Mihaltianu, Aurelia Mihai, Duo van der Mixt, Dragos Platon, subREAL, Florin Tudor, Mona Vatamanu parlano della condizione urbana contemporanea, della trasformazione dell’ambiente. E in particolare di Bucarest, vero e proprio paradigma della crisi e della sovversione. I nuovi artisti romeni raccontano di come le debolezze si trasformano in forza per distruggere l’isolamento e di come rielaborare creativamente il passato.
Passando da Ion Grigorescu una delle voci più alte nella Romania della dittatura che dai primi anni ’70 lavora su temi come “realtà” e “realismo”, sino alla giovane Aurelia Mihai che presenta il video Endless Movement. Il suo lavoro parte dalla monumentale colonna senza fine di Brancusi e crea, attraverso la moltiplicazione del movimento delle persone, una visione infinita che oscilla tra l’idea di sviluppo e regresso. Ed ancora le fotografie di Iosif Kiraly, esponente del gruppo SubREAL, che usa un collage di immagini di uno stesso luogo, ma in epoche diverse, per ricostruire con punti di vista multipli e discontinui la memoria degli spazi scelti. Altro esponente di SubREAL e tra i primi artisti rumeni engagé è Calin Dan che attraverso i video di Emotional Architecture cerca di raccontare la dimensione antropologica di una città all’intersezione tra identità europea, diaspora ebraica, folclore gypsy ed estetica stalinista. A Milano una testimonianza interessante dal Laboratorio Romania.
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