Si è aperto anche quest’anno il tradizionale appuntamento ideato da Gabriella Brembati nella Galleria Scoglio di Quarto che, a dicembre, presenta una rassegna ricca e raffinata di opere in piccolo formato. Scultura, pittura, fotografia…800 opere tutte accessibili per chi voglia avvicinarsi all’arte contemporanea puntando sulla qualità e sul pezzo unico.
Sono 100 gli autori presenti e, tra questi, molti di fama internazionale: Edoardo Franceschini, Sergio d’Angelo, Enzo Preda, Alvaro, Max Marra, Rino Carrara. Di questo grande esponente dell’informale è esposto “Mosso in bianco n. 313” del 1989, una raffinatissima composizione in cui si intrecciano superfici e fili rigorosamente bianchi.
Proseguendo una carrellata in un piccolo percorso “materico”, ci s’imbatte inevitabilmente con i vetri di Sabino Ventura: l’ultima sua opera, la “Lampada dei Mille Anni”, si trova nel santuario di Tenkawa in Giappone. In mostra espone “Madre natura”, una fusione di vetri policromi lavorata a mano su stampo in bronzo.
Nelle terrecotte possiamo ammirare, su una base in bronzo di Zanon, il cono di Armanda Verdirame e, virando su supporti veramente inediti, i frammenti di zucchero di Babette Eid, giovane artista tedesca impegnata tradizionalmente in grandi installazioni, l’ultima delle quali, “Living in Sweetness” è stata ospitata a Francoforte, Dublino e New York.
In polvere di marmo e argilla è “Jana” di Giovanni Canu, e polimaterico “A colpo sicuro” di Ruggero Maggi, un’ambivalente tavolozza d’artista con pallina da golf.
Non mancano le tecniche più tradizionali come gli acquerelli di Dino de Simone, Franco Colnaghi e Alberto Casiraghy e forme d’arte applicata come i “gioielli” di Topylabrys, Sara Greco, Chiara Castelli e Federica Antonioli, Nicoletta Frigerio.
Impossibile citare tutti, consigliabile quindi la visita e la lettura del catalogo dove, accanto ai testi critici di Roberto Borghi, Gavina Ciusa, Sandra Nava e Giovanni Schiavo Campo, ciascuno di loro ha formulato un “pensiero”: Ciò che scaturisce dal sentirsi su di un crinale come impavidi funamboli:l’arte (Maurizio Dusio).
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