In molte società primitive, si crede che la conoscenza di un vocabolo possa conferire un potere d’azione o di richiamo sulla cosa alla quale fa riferimento e che pronunciare un certo nome sappia scatenare una reazione soprannaturale. E’ così che certe parole vengono dichiarate tabù (tapù è una parola di origine polinesiana) e la gente è così costretta a nascondere il termine vero con un termine fittizio, per evitare il peggio.
E’ così che la nostra società ha voluto “omaggiare” la transessualità dei più coloriti “sinonimi”. Indiscutibile quindi vi sia del sacro nei transessuali, santi in
Luca Maresca ha fotografato questi corpi che stordiscono i sensi per, più o meno impercettibili, dissonanze con la nostra capacità di riconoscere la sessualità. I generi, piccola certezza biologica, sono stati esplosi, implosi e sminuzzati dalla transessualità, che ha inventato migliaia di nuove identità di genere, è qui che nascono il terrore e il tabù, dove non si sa quale parola usare, quale etichetta porre ad un essere umano. Le fotografie, che ritraggono dieci modelle nude e vestite, sono dittici in bianco e nero montate da Apostolo sul rovescio dei telai. Intorno ad ogni doppio ritratto, in un collage confuso, è assemblato un repertorio di minuscola
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Una mostra interessante, uno spazio diverso.
grazie.