Presso la galleria di Monica De Cardenas, accanto alla mostra fotografica di Esko Männikö, è stato ricavato un luogo per l’installazione di una giovane artista, Claudia Losi: “Dopo il Danubio/le carpe del mercato/guardano gambe”, un gruppo di dieci grandi pesci lunghi 180 cm l’uno. Tristi pupazzi imbottiti realizzati con grigie coperte militari.
Alle pareti, cinque ricami in filo di seta su cartoncino, incorniciati in legno chiaro, a rappresentare alcuni di questi animali da più punti di vista: delicatissimi lavori che si contrappongono come ragnatele trasparenti alla moria di pesci sparsa sul pavimento.
L’installazione s’ispira ad alcune carpe boccheggianti che l’artista ha visto in un mercato di Belgrado nel 1998, quando nella città si respirava una diffusa sensazione di soffocamento e di impotenza per gli avvenimenti del periodo: è in questa dimensione di forzata, immobile attesa che s’inserisce il lavoro di ricamo e di cucito di Claudia Losi (Piacenza, 1971), appartenente ad un
L’artista, dal 1996 co-fondatrice, con i poeti Francesco Benozzo e Matteo Meschiari, dello Studio Italiano di Geopoetica, affiliato all’Institut International de Géopoétique – fondato in Francia nel 1989 dal poeta scozzese Kenneth White – si è sempre distinta per il suo meticoloso, preciso lavoro sul rapporto tra uomo e territorio, tra immensamente grande ed infinitamente piccolo, giungendo, negli ultimi anni – e l’installazione alla galleria Monica De Cardenas ne è il poetico apice – ad indagare il rapporto tra macroeventi storici e microeventi quotidiani.
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Claudia Loooooooosi??? Claudia Loooooooooooooooosi...ma vada via el....