Mr. P. prima di uscire di casa tira i fili di nylon tra la credenza e la finestra e dal letto alla porta del bagno, per smascherare chi entra nel suo appartamento mentre è al lavoro. In strada sente le chiacchiere dei passanti che lo sorpassano ed è certo si tratti di messaggi per lui, ma si trattiene dal desiderio di rispondere loro (d’altronde nell’ultimo discorso del Presidente c’era una minaccia diretta personalmente a Mr. P.). In ufficio non prende il caffè, sgranocchia solo dolcetti confezionati che lui stesso acquista.
Questo è un disturbo paranoide di personalità. La paranoia della quale tratta l’esposizione alla Galleria 1000eventi è un’evoluzione collettiva di questa psicosi e, se psicosi è la perdita di contatto con la realtà, cosa avviene quando è un intero Paese, quindi la realtà, ad esserne soggetta?
Gravity Over Time è il titolo della mostra, traducibile letteralmente per sfumature: “Forza invisibile ai tempi supplementari”, “Serietà protratta nel tempo”, “Pesantezza a oltranza “…
Quello che ci viene presentato, nelle opere di sette artisti attivi a New York, è il ritratto di un’America costantemente in guardia, sospettosa fino a percepire il mondo come minaccioso, e che tende a confermare la sua impressione enfatizzando tutti i dati che potrebbero avvalorare la sua ipotesi, ignorando invece ogni evidenza del contrario. Il curatore, John Pilson, è un artista che, tra paradosso e analisi, ha lavorato sull’alienazione nei posti di lavoro e sulle nevrosi da ufficio.
La paranoia americana è soprattutto una perversa tendenza a leggere tra le righe.
Così come fa Erica Baum nei suoi schedari e indici, le fotografie digitali hanno come soggetto parole stampate e indicazioni di pagina. I caratteri tipografici ingigantiti insinuano il sospetto che non sia un caso il loro ritrovarsi così disposti, quasi si nascondesse un ordine dietro ad ogni parola stampata, forse l’ordine di un complotto. Come si trattasse di un messaggio astutamente nascosto nella letteratura di ogni tempo e luogo, la Baum restituisce parte della sequenza e del senso. I numeri associati alle parole ricordano molti sistemi di codificazione dei messaggi usati da intelligence e servizi segreti, un sistema crittografico che ci depista dalla realtà delle cose, quasi noi fossimo il nemico.
“La più perfetta delle cospirazioni, un meccanismo ad orologeria ” – questa la dichiarazione di Jack Ruby, assassinato da iniezioni di cellule tumorali a sua volta assassino di Oswald che uccise Kennedy, che morse il gatto che si mangiò il topo… Wayne Gonzales
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Laura Carcano
mostra visitata il 6/06/2002
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