Partendo da molteplici manipolazioni, i percorsi di Cristina Grazianirisultano istintivamente coinvolgenti; l’artista lavora con l’occhio automatico della fotografia, la pittura policroma e la macchina digitale, producendo sintesi, combinazioni, periodi di colori. I pannelli, di dimensioni medio grandi costituiscono un palcoscenico in cui le immagini e gli sfondi creano disorientamento emotivo. Corpi, visi, pose e circostanze legano con tinte che colpiscono come flash:
In altri casi i colori si rafforzano e, come nei processi di stampa offset e rotocalco, generano piani meta-reali; questo significa che i soggetti, trattati come impronte digitalizzate, sembrano disporsi successivamente rispetto agli sfondi e autonomamente rispetto ai propri tratti somatici originari. Mentre la fotografia produce immagini indipendenti da tempo e spazio, il digitale parrebbe generare altrettante autarchie in rapporto ai processi di elaborazione.
Gli occhi di chi guarda si scontrano con le tele impressionate dalle chiome shock, dai corpi delle figure femminili rappresentate. I soggetti scelti sono apparenze reali di realtà intese come immagini . Quelli di Cristina Graziani sono lavori dove primi,
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Elena Arzuffi backup
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non ho idea di che cosa ci sia scritto su quell 'articolo, ma l 'importante è che non ci sia da capire nulla, in quel cavolo di articolo
questa recensione è incomprensibile.