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fino al 29.III.2003 | Out of the red – New upcoming generation | Milano, Spazio Consolo

di - 24 Febbraio 2003

Nelle opere esposte allo Spazio Consolo e selezionate da Primo Marella e Francesca Jordan si legge il disagio nei confronti dell’improvviso sviluppo economico che ha investito la Cina e della crescente apertura verso l’esterno. Lo sgomento di fronte alle profonde trasformazioni, vissute come passaggio dalla dittatura delle idee alla dittatura dei consumi e degli status symbol. Rimarrà deluso, però, chi si aspetta di trovare in mostra qualche traccia della ricca storia figurativa della Cina prima di Mao: tutte le opere presentate affondano le radici nelle avanguardie occidentali.
In esposizione dipinti, molte fotografie, qualche video. Le foto di Chen Ling Yang rivelano un senso di oppressione di fronte al proliferare di grattacieli di cemento, come quelle di Weng Fen che ritrae bambine affacciate ad un muretto oltre il quale c’è solo una giungla di anonimi palazzi. E ancora Weng Fen descrive con pungente ironia le nuove ‘aspirazioni’ della società cinese. In mostra una serie di fotografie che presentano una famiglia, mamma papà e una bambina, prigionieri degli status symbol del capitalismo occidentale: un titolo di studio, abiti alla moda, un lavoro da impiegato (e addio alla tradizione contadina), un matrimonio in bianco e… il body building, naturalmente. Molto amara, nonostante i colori brillanti, Bath-House di Wang Qingsong, foto di un piccolo stagno nel quale galleggiano fiori e frutti chiaramente di plastica e bottiglie di Coca Cola. Nell’acqua anche un gruppo di bambine con sorrisi tristi e sguardi perplessi. Tutto qui il benessere del mondo occidentale?
Diverso il registro delle opere di Zhou Tiehai, forse il più noto tra gli artisti in mostra, presente anche a numerose biennali. Di Zhou Tiehai sono proposte tre tele un po’ deludenti: l’ennesima caricatura di capolavori dell’arte occidentale, tra cui la Gioconda, questa volta rappresentata con grandi piani di colore e il volto di un cammello. Un deja vu, che ha ormai perso la sua carica innovativa e provocatoria per diventare esso stesso ‘un classico’. Echi del neopop americano in Oscar’s di Shi Xinning, che affianca ai divi di Hollywood la figura di Mao. Critica intelligente e arguta della nuova Cina, che si dibatte alla ricerca di un difficile equilibrio tra due culture di massa, socialismo e capitalismo, Mao e Hollywood.
Più psicologica e difficile l’opera di Zhang Hongbo. L’artista dipinge se stesso, nelle vesti di un mimo, come bambino, donna o uomo. Sul bianco e il grigio che dominano le sue tele poche note di colore vivo, una rosa, un iris dai delicati toni dell’arancio, bocche dipinte di rosso acceso, forse un segno di speranza nel futuro. Da segnalare le foto di Wang Qingsong (Preschool e Knicknack Pedlar), immagini di bambini in costumi tradizionali, che affascinano per il gioco sapientemente dosato dei colori primari giallo rosso blu.
Ma c’è solo disorientamento? No. E’ evidente l’assoluta prevalenza della figura umana, protagonista di quasi tutti i lavori esposti. Possibile eredità della Rivoluzione Culturale, quando il faccione di Mao trionfava su tutti i poster di propaganda o riscoperta graduale e magica dell’individuo-icona, la più importante delle ‘novità’ importate da Occidente.

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antonella bicci
visitata il 17 febbraio 2003


OUT OF THE RED – NEW UPCOMING GENERATION
Dal 12/02/2003 al 29/03/2003
Spazio Consolo, via dell’Aprica 12, Milano – www.spazioconsolo.it
Tel. 02/66800673, fax 02/68967049, info@spazioconsolo.it
Ufficio Stampa e-mail: chinapress@hotmail.com
Ingresso libero
Orari: da martedì a sabato 11.00-19.30


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