Rohn Meijer (Amsterdam, 1944) che vanta ritratti per alcune tra le donne più belle d’Italia come Anna Falchi ed Emanuela Arcuri, si sofferma sugli indigeni con la curiosità e la sensibilità di quando fotografa le star, immortalando le loro azioni con toccante spontaneità. Ogni scatto è un’espressione artistica che rivela un amore innato per l’estetica: Meijer fotografa il mondo con gli occhi stupiti di “un bambino innocente, uno spirito libero”.
Le sue immagini svelano anche una profonda passione per l’arte in ogni sua forma, un richiamo inconfondibile alla sua formazione maturata nel campo dell’architettura in California e in Arizona (1951-1967). Un’antica statua di una serafica divinità in riposo affianca l’immagine di un bimbo che sonnecchia tranquillo: l’artista riesce ad essere immortale solo se conserva intatta nel cuore la purezza della sua tenera età. Dai giochi tra luce ed ombra esaltati dal bianco e nero scaturisce un dinamismo degno di un’opera del suo “periodo olandese” (1974-1983), in cui espose sculture nelle sedi più importanti dei Paesi Bassi come lo Stedelijk Museum di Amsterdam. In silenziosa complicità, l’essere umano si fonde con la natura: corpi perfetti si specchiano in acque luminose proprio come piante rigogliose, una bimba posa in un campo come un fiore in piena sbocciatura. Con i suoi scatti, in cui il flash è raramente utilizzato, Meijer riesce a colpire il fruitore anche con la forza espressiva dei volti, l’energia luminosa di un sorriso di tutti coloro che “non hanno niente ma sono ricchi allo stesso momento perché sono più disinvolti, giocosi…forse perché più liberi e più vicini alla natura”.
Lo Spazio Oltrefrontiera con i suoi complementi etnici d’arredo sparsi un po’ casualmente a regola d’arte ben incornicia le fotografie di un viaggio in India, in Sri Lanka e in Birmania creando suggestioni molto particolari con candele accese ed incensi indiani. Michele De Bernardi e Barbara Conti gestiscono lo spazio con l’intenzione di creare un luogo in cui le arti possano interagire tra loro: dalla musica alla fotografia, dall’artigianato artistico alla pittura, il loro desiderio sarebbe quello di presentare oltre ai grandi artisti i giovani creativi.
Loverboy non è semplicemente la classica mostra di fotografia contemporanea un po’ provocatoria che esalta l’amore anche omosessuale, bensì un percorso didattico d’eccezione in compagnia di un umile artista eclettico.
simona fontana
mostra visitata l’8 febbraio 2003
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