Il fauvismo di Naomi Fisher non si vede solo dalla scelta di quel tratto rosso per i suoi disegni, per il segno espressionista. Anche nelle stampe cybachrome l’uso della luce teatrale e la saturazione della composizione, rimandano ai quadri di Vlaminck e di Derain, ma soprattutto, ed è ovvio, di Rousseau il Doganiere: come l’Eva de Il sogno o l’Incantatrice di
Così tra un lilium, ed un’eliconia, fiorisce un ascella, da dove i villi si diramano come i barbigli di qualche nuovo esemplare vegetale; oppure in un altro fortunato scatto, un’orchidea va a coprire, o a sostituire metaforicamente, il sesso dell’artista messa di tergo.
Il gesto della Fisher è spesso provocante, non solo sessualmente, ma socialmente forse, da ragazza riottosa, e politicamente, da femminista. Nei suoi disegni, la composizione barocca, si ripulisce in un segno semplificato, e contorto, con cui l’artista rappresenta se stessa e in un certo senso si traduce in un motivo decorativo floreale. Quello che accomuna i disegni e le foto è lo strano, ammorbante narcisismo, che potrebbe senz’altro essere oggetto di una lunga analisi psicanalitica; ed, è strano, in effetti che, nonostante le predisposizione ad una femminilità priva di filtri, non patinata, l’artista si diverta a fare leva su un voyerismo insano,
Niccolò Manzolini
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