La prima personale italiana dell’artista belga Sven’T Jolle (Anversa, Belgio,1966) appare come un’accumulazione di oggetti curiosi, sghembi, ’poveristi’ e di quadri strani ma familiari appoggiati per terra. “il tema della “povertà” è utilizzato come pretesto per domandarsi cosa io come artista posso fare per le questioni sociali e politiche che mi stanno a cuore” ha dichiarato l’artista ad Exibart “come ad esempio la globalizzazione, pur essendo inserito nel circuito ricco del mercato dell’arte”. L’artista risponde proponendo una maniera di fare arte diversa da quella “che affronta” -continua- “ temi sociali solo per darsi un tono”.
L’opera che dà il titolo all’esposizione è uno di quei tavolini da salotto che si trovano nelle case degli intellettuali, però fatto con materiali di recupero; su di esso alcuna rivista alla moda, ma il libro Rethinking poverty, un vecchio volume irakeno sull’arte e altre pubblicazioni ‘povere’. Ghetto è un lavoro in polistirolo che ricorda sia i labirinti dalle pareti bianche che sono le fiere d’arte, sia un villaggio del terzo mondo. Un altro modellino è Fancy unfair, che rappresenta
L’artista contesta infatti alcuni stereotipi e alcuni meccanismi del sistema dell’arte: l’apprezzamento solo recente dell’”arte etnica”, l’imposizione costante di certi artisti a scapito di altri nelle fiere, l’idea di arte astratta della quale egli dubita perché ritiene che “comunque vi è rappresentato qualcosa”, e la scarsa diffusione popolare dell’arte, che spesso rimane appannaggio di una élite. Une collection particulière documenta un’esempio di divulgazione dell’arte, una raccolta punti di qualche decennio fa in Belgio. Nelle confezioni dei prodotti si trovavano delle figurine; raccogliendone un certo numero si riceveva a casa un libro con la riproduzione di famose opere d’arte. Senza titolo, senza lavoro riproduce il logo della Fiat senza le lettere, alludendo al fatto che “a pagare la sovrapproduzione di auto sono gli operai con i licenziamenti”. In sala è presente, oltre ai visitatori, un altro “pubblico”: sono i Clandestini, ingrandimenti a statura d’uomo di alcune statuette mesopotamiche. L’artista si domanda sarcasticamente se, al momento della sottrazione di questi manufatti ai loro luoghi d’origine, “siano stati chiesti loro i permessi di soggiorno per entrare nei musei d’Europa”. Ecco dunque il modo di trattare temi sociali di ‘T Jolle: ‘minimo’, ironico e sarcastico.
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stefano castelli
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