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Fino al 31.VII.2002 | Good News | Milano, Galleria Cardi

di - 24 Giugno 2002

Questa non è cronaca, è storia: la buona notizia è che questi artisti conservino il posto che spetta loro, cioè che siano rappresentati da una storica galleria di Milano, che le loro soluzioni siano ancora vivide, e in generale, altamente apprezzate dal mercato. L’occasione che ci dà la Galleria Cardi è di prendere coscienza di un filo rosso che unisce la produzione attuale, con l’humus da cui ebbero origine certe forti scelte formali.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, questi artisti contribuiscono ad una svolta che riscatta la sensibilità figurativa: si potrebbe parlare di un graduale ritorno all’immagine, e il cammino è scosceso e non privo di contraddizioni. Si scontrano in quel periodo un movimento freddo ed uno caldo nell’arte contemporanea, l’uno orientato verso la sclerotizzazione concettuale, l’altro neopittoricista, neoespressionista e quant’altro. Le opere in mostra sembrano stare a testimonio dello scontro, a metà tra figura e concetto; basti pensare ad Halley, che nel suo geometrismo respingente e quasi optical, scova una parabola espressiva che rende le forme evocative: il colore rinchiuso dietro le sbarre, le campiture di calce che sembrano muri freddi, fanno delle geometrie astratte la prigione della figura. Il merito di affrancare l’arte da un avanguardismo ossessivo che la spingeva verso la scomparsa anche della più flebile traccia di iconismo è tipico della Pop Art. Qui abbiamo il suo esponente di spicco, Warhol, che con ironia, esalta l’icona commerciale, a livello mitico, come suprema rappresentazione della modernità. Così l’immagine resiste alla furia nichilistica di certi artisti, e arriva come un lascito munifico fino ad oggi, mediata dal concetto, dalle forme della pubblicità e della tv, ma integra tutto sommato. Le invenzioni di Sachs, invertono la prassi del ready made, l’artista riscopre il piacere creativo, dell’uso della materia pittorica, proprio nella ricostruzione dell’oggetto quotidiano; le scritte su masonite e smalto di Gillmore, ritrovano nella grafia, nel lettering il piacere del disegno corsivo, fino all’incisione; gli assemblaggi di Colson, cerchi e intersezioni, superano la semplice giustapposizione di materiali del new realism americano, per suggerire una narrazione; Long, anche se ancora calato nello sperimentalismo non propriamente figurativo della land art, conserva il piacere di agire sulla natura: quasi un paesaggismo obliquo, sicuramente romantico. Arriviamo infine alle opere più smaccatamente pittoriche: Schnabel, Muniz, Salle e il nostro ammirevole Clemente. Proprio l’Italia ha il merito di aver favorito per prima questa tendenza, grazie, forse alla ricchezza della sua tradizione, da cui l’artista è sicuramente attratto e attinge; all’epoca fu chiamata transavanguardia da Achille Bonito Oliva, e Clemente ne fu legittimo esponente. Ad oggi la pittura sembra respirare ancora, dopo aver attraversato indenne le avanguardie. La Cardi costituisce un archivio e lo mostra con orgoglio. Questa mostra sembra un po’ il sommario che introduce a doverose monografie che verranno, ma è già visibile il confine tra cronaca spicciola e storia dell’arte.

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Il sito della Galleria Cardi

Niccolò Manzolini


Good News
dal 5 giugno al 31 luglio
Galleria Cardi, via C.so di Porta Nuova 38 – Milano, tel 02/262690945; fax 02/6269016; e–mail info@galleriacardi.com
Ingresso libero
Orari: dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 19.30 Chiuso lunedì mattina e domenica


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