Per quanto alta sia una tensione esistenziale è solo nella coerenza di un linguaggio che la vita si fa arte.
Quale linguaggio e quale urgenza quindi in questa mostra dove sono esposte poche opere ben calibrate negli spazi della Fondazione Pagani?
Graffiature, graffiti, impronte, scorie, scalfitture, schegge, accumulazioni e grumi. (…), è la celebre grammatica dell’informale cui attinge Stefano Soddu per giungere comunque a forme simboliche: cosa è infatti la scala poggiata al muro con un’antica prospettiva rovesciata? o ancora, sempre in tema di “ribaltamento”,
Vi sono poi alcuni affascinanti contrasti materici come nella serie di lastre Celle dell’anima : pigmenti colorati rifluiscono come da una clessidra attraversando i tagli di un alfabeto che forma la parola “anima” e che dà il titolo alla mostra. Impegnativo l’inevitabile richiamo alla celebre serie dei nudi michelangioleschi e riteniamo che più coerente sarebbe stato il titolo Da dentro a fuori. Con queste parole, usate dallo stesso artista per spiegare la forma della sua ricerca, avremmo avuto una chiave di lettura più aderente al suo fare, che è sempre più intuitivo e materico che non programmatico e simbolico. Ecco allora che, con grande coerenza, si dispiega questa dialettica, allo stesso tempo esistenziale e artistica, variamente interpretata: possono quindi essere pezzi di stoffa ritorti a stento nelle strette maglie di un reticolato di ferro, o i segni impressi da un’energia che urge dal retro di una lamiera, traccia e ombra di un pulsare che non coincide con il materiale e nemmeno con la sua forma.
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