“Qualche anno fa stavo allestendo la vetrina del mio atelier e cercavo un calendario dell’avvento. Io sono molto esigente in fatto di calendari. – Allora – mi sono detta – disegno un bell’abito pieno di tasche e me lo creo io!”. Questa è l’intuizione dalla quale nel 1997 è nata la prima Gonna dell’avvento, una creazione artistica, una scultura in tessuto che non è solo un oggetto di raffinato fashion design, ma anche un’originale gonna reversibile.
Per la realizzazione di questi capi Daniela Gregis, che da anni studia forme e significati intorno al concetto di vestire, ha coinvolto un artista diverso, creando straordinari pezzi unici: oggi le Gonne dell’avvento sono cinque, tutte esposte fino al 31 dicembre nello spazio milanese da Driade in via Manzoni 30.
L’ultima, è stata appena confezionata. Un progetto che è partito da lontano: “A febbraio ho scelto l’artista con cui lavorare, Shabnam Monadizadeh, architetto iraniana di fama internazionale. Abbiamo progettato la gonna insieme, e poi il lavoro è proseguito per dieci mesi, fino alla realizzazione del modello, al quale ha partecipato tutto il mio staff” .
La gonna-calendario 2001 è una scultura di stoffa di colore blu e bronzo, che scandisce il tempo, si sfoglia e si indossa: sollevando i lembi di tessuto, una finestra al giorno dall’1 al 25 dicembre (la notte della luce), cambia forma, adattandosi al tempo che scorre in un’estrosa sovrapposizione di strati su strati a simboleggiare lo scorredere dei giorni e delle notti.
Perché si è arrivati al concetto-gonna? “Perché quella forma era estremamente malleabile. Ho preso il modello di una gonna di otto teli, li ho divisi per tre, ne ho aggiunto uno, ed ecco che avevo i venticinque lembi che occorrevano per il calendario”.
Ogni anno, un artista diverso. Il primo ad aver collaborato è stato Elio Bianco, esperto di architettura e scultura, impegnato per 90 ore.
Il secondo, Italo Lupi, tra i più importanti grafici italiani del nostro tempo, ha invece lavorato al progetto ben 250 ore. Nel 1999 il privilegio è toccato a Minako Shirakura, grandissima artista giapponese del vetro, che per l’occasione aveva realizzato delle sculture vitree: un lavoro bellissimo, ma allo stesso tempo semplice e molto creativo. Marco Ferreri, architetto e designer, ha dato vita alla gonna del 2000.
Ed ora, segno del particolare momento che stiamo vivendo, è la volta di un architetto iraniana. Una collaborazione azzeccata che ha dato vita a forme morbide e sinuose, colme di echi e suggestioni orientali. Una scultura nata per indossare il tempo e fermarlo.
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Enzo Mari daDriade
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Cinzia Tedeschi
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certo che ce n'è di gente che ha tempo da perdere.......la fiber art è decisamente un'altra cosa