Realizzato nel 2001, il video Separarsi è una pena così dolce che vorrei dire addio fino a domani (il titolo è preso da un verso pronunciato da Giulietta) viene presentato in questi giorni presso lo Studioventicinque.
Seguendo alcune delle modalità narrative ormai diventate abituali per lei, Ottonella Mocellin racconta una storia (all’apparenza) semplice con immagini altrettanto semplici. Due ragazze sulla spiaggia, una voce narrante fuoricampo che man mano svela il perché di quella particolare giornata al mare, che poi si trasforma in nottata e si scopre infine rituale. Anch’esso esteriormente lineare, eppure profondo, come tutti i rituali. In pochi minuti viene addensata l’elaborazione di un lutto, l’addio a un ragazzo che per entrambe le
La rappresentazione è ricca di rimandi simbolici, che sembrano voler rinviare a quella dimensione codificata -quasi ieratica- del cerimoniale, dove ogni gesto è noto a tutti, ed è allo stesso tempo portatore di arcani e profondi significati. Sono proprio i gesti (in una dimensione che Alejandro Jodorowsky definirebbe psicomagica) che segnano il superamento del distacco da una persona tanto intensamente amata: lo scrivere una lettera al ragazzo morto, parlare di lui attorno al fuoco (cerchio di luce), infilare il messaggio in una bottiglia, gettarla in mare ed infine gettarsi nell’acqua per un bagno dalle molteplici valenze.
Il video è dominato dall’idea del doppio: due sono le ragazze, i momenti del rito (il giorno e la notte), i mondi che
Ancora una volta si nota nell’opera di Mocellin l’utilizzo di una struttura narrativa dai riflessi autobiografici, a segnare un incontro (che sembra non concludersi mai in una fusione completa) tra due personalità, fra due intimità. Come nelle ultime esposizioni, Enduring Love e Happy Together, anche qui due mondi distinti sembrano messi in qualche a confronto, per rivelarne poi la reciproca incompatibilità.
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In alto: arte contemporanea sui ponteggi
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Ottonella Mocellin al GAM
monica ponzini
visto il 24 aprile 2003
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