Il materiale è il bronzo, le forme sono costruzioni geometriche, eppure le sculture di Lynn Chadwick (Londra, 1914 – Stroud, 2003) risultano leggere e armoniche, animate da una grazia che le rende immediatamente affascinanti, l’artista “non scade mai in una rigidezza compositiva o in una fredda plasticità“.
La Galleria Blu dedica allo scultore inglese scomparso lo scorso aprile una personale che raccoglie alcune delle sue ultime opere (dalla metà degli anni ’80 alle più recenti). Chadwick, vincitore del Premio Internazionale di Scultura alla Biennale di Venezia nel 1956, aveva ormai abbandonato gli esperimenti con i mobiles e le strutture leggere che hanno contraddistinto la sua attività negli anni ’40 e si è dedicato alla figura umana, ma gli è rimasta la passione per il movimento.
Movimento può essere il vento che spinge in avanti i capelli e i lunghi abiti di ragazze che camminano (With Wind, 1984 e 1994), figure sottili che non oppongono resistenza al vento, ma sembrano divertirsi con esso, lasciandosi trasportare. Movimento è il ritmo di due figure che salgono e scendono le scale (Stairs, 1991), una a fianco dell’altra; la prima sale, dando le spalle allo spettatore, l’altra scende, rivolta verso chi guarda. Un insieme quasi à la Escher, con un piacevole gioco di mobili alternanze che attira lo sguardo.
Chadwick, è stato detto, non scolpisce le sue opere, le costruisce. Con una tecnica assolutamente originale, componeva prima uno scheletro, una sorta di “disegno a tre dimensioni“, fatto di strutture lineari, che successivamente rivestiva di bronzo, come di una pelle. Era architetto e dell’architetto ha conservato l’amore per la costruzione. Le sue figure semplici e stilizzate potrebbero ricordare i disegni delle case fatti dai bambini: il corpo un semplice parallelepipedo, il viso triangolare (una sottile piramide) o un
Un motivo ricorrente è quello della figura seduta su una panchina, anime sottili, non solide presenze che appoggiano su saldi basamenti. Intenso Back to Venice (1988), un uomo e una donna seduti su una panchina: sarà forse la suggestione del titolo, ma Chadwick ci lascia immaginare il ritorno a Venezia di una coppia, che fissando la laguna ricorda un tempo, passato e felice.
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