L’evento, organizzato significativamente a metà del periodo di durata dell’esposizione, si pone come una sorta di verifica intermedia e come un momento di nuova riflessione su quella che è la condivisione di un progetto ad ampio raggio, che coinvolge la città, la sua trasformazione, la sua valorizzazione.
La troupe che ha lavorato su quest’idea ha girato l’Europa per otto mesi, alla ricerca degli artisti invitati a partecipare alla mostra milanese; alla scoperta delle città, degli edifici, dei luoghi in cui vivono.
La realtà contemporanea in cui i protagonisti della pellicola operano pare influenzare moltissimo i loro lavori. Le opere sono accomunate prevalentemente dal fatto di voler comunicare dei dubbi, delle domande, delle perplessità e materializzare, a volte, le risposte positive e/o negative che gli autori, singolarmente, trovano e danno alle dinamiche del vivere quotidiano. I mezzi espressivi sono molto diversi, i linguaggi formali, i materiali utilizzati cambiano continuamente. Ciò che accomuna molti dei lavori e degli artisti filmati è però l’uso di materiali “naturali”, organici, come frammenti di mattoni, i cactus e la sabbia di Michel Francois, marmo polverizzato, semi (questi ultimi composti in un tappeto multicolore a forma di svastica dell’artista italiana Bruna Esposito). Bello capire, attraverso le immagini dei film, che questi artisti sono, in realtà, persone comuni che scelgono l’arte come forma di comunicazione personale, per essere ascoltati, se possibile, ma innanzitutto per poter esprimere la loro interiorità, il loro pensiero riguardo la società europea contemporanea. Sono artisti che, come ben ha rilevato Andrea Pezzi, ospite della serata, “interpretano gli stereotipi della nostra società”, esprimono tutto ciò che vorrebbero eliminare dal mondo: la guerra, l’emarginazione, il razzismo, le ideologie. Spesso le opere sono giocate sui contrasti, come l’opposizione alla forza di gravità materializzata nella pesantezza di sassi appesi ad esili e trasparenti fili di nylon dell’artista inglese Cornelia Parker, che parla degli artisti come degli ultimi veri anarchici. In altri casi ci si interroga sul valore dell’opera d’arte: deve rimanere, deve durare, deve essere consumata, ha valore universale? Gli artisti sono stati filmati e intervistati da Penco, abile nell’alternare, con l’uso delle immagini, una storia ad un’altra, nell’incastrarle tra loro e nell’intervallare con la quotidianità di città come Bruxelles, Parigi, Ljubjana, Rotterdam, Vienna, Dusseldorf.
Francesca Pagnoncelli
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