Nato in una famiglia poverissima, a 13 anni Mario Giacomelli comincia a lavorare in una tipografia, affascinato dalle infinite possibilità di comporre parole e immagini offerte dalla stampa. Nello stesso periodo,
comincia a dipingere, si appassiona di corse automobilistiche e scrive poesie.
Nel 1954 acquista la sua prima macchina fotografica. Tra il 1954 e il 1957 partecipa a numerosi concorsi fotografici in Italia. Dopo avere completato la sua prima serie “Vita d’ospizio”, comincia una serie di nudi femminili e maschili che abbandona negli anni Sessanta.
Assalito da un’ansia investigativa sulla sua identità di narratore, Giacomelli inizia a viaggiare, ma sono solo delle escursioni in altri mondi e in altri modi di vivere più che dei veri e propri viaggi, che lo riportano alla sua infanzia e alle sue condizioni sociali.
Nella primavera del 1957 si reca a Scanno, un villaggio dell’Italia centrale che aveva affascinato anche Henri Cartier-Bresson, dove Giacomelli produce capolavori quali Scanno Boy.
Negli anni Sessanta, Giacomelli lavora al progetto “Non ho mani che mi accarezzino il volto”, universalmente conosciuto come la serie “Pretini”, un gruppo di immagini realizzate nel seminario di Senigallia, presentati da Ferrania per la prima volta nell’edizione 1963 del Photokina di Colonia.
La mia vita intera é l’ultimo compendio dell’artista marchigiano per quanto riguarda progetti tematici tratti da celebri poesie (iniziato tra il 1971 e il 1973 con la serie Caroline Branson, da Spoon River Anthology di Edgar Lee Master e continuato con La Notte Lava la Mente,
dove le 28 opere illustravano la poesia di Mario Luzi).
Altre celebri serie di Giacomelli sono : “Il teatro della neve” (1984-86), “Ninna Nanna” (1985-87), “L’infinito” (1986-88), “Felicità raggiunta, si cammina …..” (1986-92), “Passato” (1988-90) e “Io sono nessuno” (1991-95).
“Qui un’altra volta, le labbra memorabili, unico e simile a voi.
Ho preservato nell’avvicinarmi alla felicità e all’intimità della pena.
Ho attraversato il mare.
Ho conosciuto molte terre; ho visto una donna e due o tre uomini.
Ho amato una ragazza altera e bianca e di una ispanica quiete.
Ho visto un sobborgo infinito dove si compie un’insaziata immortalità di tramonti.
Ho assaporato numerose parole.
Credo profondamente che questo sia tutto e che non vedrò né eseguirò cose nuove.
Credo che le mie giornate e le mie notte eguaglino in povertà e in ricchezza quelle di Dio e quelle di tutti gli uomini”
(Jorge Luis Borges, da Sonetas de los Soneots de Mi Vida)
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