Appena entrati nella sala che ospita i quadri di Flavio Costantini (Roma, 1926) si viene accolti da ritratti di scrittori e poeti: da un lato spiccano Guy De Maupassant e Primo Levi, dall’altro si notano subito Freud e Jung. “Pittura-scrittura”, così Antonio Porta nel 1980 definisce questa serie di tempere e collage dell’artista romano; in effetti, le immagini accostate ai volti degli autori in questione, ne rievocano i romanzi, la provenienza, gli ideali, ossia raccontano tutto ciò che ha influito sulla loro opera: così se davanti a James Joyce spiccano una Guinness e un apribottiglie, di fianco a Baudelaire dei fiori, sotto Pasolini un gruppo di gente con pugno alzato.
Costantini, dopo i suoi trascorsi in marina, si è accasato a Rapallo dove vive tuttora. Nei primi anni ottanta dà alla luce la serie dedicata al Titanic, uno dei tanti scenari di morte da lui raffigurati, che colpisce per la desolazione, e l’assenza di vita. Arturo Schwarz, curatore della mostra, sottolinea come il naufragio del transatlantico sia anche metafora di quello delle ideologie e delle speranze dell’epoca.
Il video-documentario “Iconografia della rabbia” (12’) fornisce un ritratto dell’artista che introduce ai temi fondamentali della sua opera: l’ingiustizia sociale, la repressione e la violenza della seconda metà dell’ottocento. A questo proposito si fa notare la drammatica serie degli Anarchici in cui i cinque episodi intitolati “Les travailleurs de la nuit” (1972-1973) riescono anche a far sorridere.
L’atmosfera è tesa, ma tre loschi figuri con baffi, cappello e cravatta, girano nella notte parigina alla ricerca di luoghi in cui intrufolarsi per rubare: le loro espressioni sono più che plausibili.
Flavio Costantini si è dedicato anche all’illustrazione dei classici della letteratura come “La linea d’ombra” di J. Conrad e “Ricordi dal sottosuolo” di F. Dostoevskij, nel 1955 produce un affascinante disegno a china, “America di Kafka”, questo per non dimenticare quanto rilievo abbiano le pagine scritte nell’opera dell’artista romano.
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