Alighiero Boetti (Torino 1940 – Roma 1994) esordisce alla metà degli anni Sessanta partecipando al movimento dell’Arte Povera, teorizzato da Germano Celant. Negli anni seguenti indirizza la sua ricerca sul linguaggio, analizzandone la logica combinatoria e le possibilità di reinvenzione e ricombinazione avvicinandosi così alle sperimentazioni più concettuali.
Attraverso il lavoro sui concetti di serialità e ripetitività , Boetti pone in discussione anche il ruolo tradizionale dell’artista sviluppando il problema del doppio (e dello sdoppiamento) che lo porterà , a partire dal 1973, a firmarsi come Alighiero e Boetti, sottolineando in questo modo la perdita della dimensione soggettiva del fare arte in favore di una pratica collettiva, anticipando tendenze in atto negli sviluppi tutt’ora in corso.
La mostra si focalizza su questo periodo, tra il 1966 e il 1974, decennio fondamentale per l’elaborazione autonoma della ricerca dell’artista. Attraverso le opere esposte, diciannove lavori e un video, si evidenzia il percorso sperimentale di Boetti e la definizione della sua poetica personale a partire dall’esordio poverista e attraverso la rielaborazione dei coevi sviluppi concettuali: tra i lavori più vicini e rappresentativi del suo primo periodo abbiamo Mimetico (tessuto militare stampato del1966) che richiama le operazioni tautologiche che caratterizzano il suo esordio (come Un metro cubo di terra), e Dame (scacchiera in legno
punzonato del 1967) esemplare del carattere ludico e ironico che contraddistingue il suo approccio.
I lavori degli anni successivi mostrano uno spostamento verso ricerche più concettuali come Millenovecentosettanta (il titolo, che indica la data di realizzazione dell’opera, ripropone la riflessione sulla tautologia, poiché ne è la scomposizione nelle sue componenti fonetiche) oppure ancora, Calendario, o Dossier Postale, un’opera concettuale, che raccoglie in tre volumi le lettere spedite da Boetti a venticinque suoi amici, ipotetici viaggiatori che percorrono percorsi immaginari, ideati dall’artista stesso, di cui rimangono, come testimonianze, solo le lettere, respinte al mittente.
La mostra, sebbene circoscritta, offre un percorso indicativo attraverso una scelta accurata di opere, utile per comprendere il percorso e la poetica dell’artista.
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