Quattordici artisti e altrettante opere attorno al tema dell’amore, la mostra a cura di Manuela Gandini si propone di tracciare il diagramma e le fluttuazioni possibili di una parola, di un concetto “cavo” come l’amore. Molteplici “posizioni” dell’amore inteso come elevazione spirituale, come nel mandala di Sabrina Sabato. Diventa parodia dello sforzo fisico nel video “lo sport di uno spermatozoo” di Giovanna Ricotta. E’ danza bizzarra nella performance di Valeria Magli. E’ gesto concettuale nell’opera di Pier Paolo Calzolari.
Passando in rassegna le altre opere, le diverse immagini talvolta dialogano fra di loro, come nel caso dei lavori della coppia inglese Gilbert & George e dell’ironico intervento omosex di Corrado Levi.
Mentre i lavori dei Globalgroove e di Mappelthorpe evidenziano con toni differenti l’aspetto convenzionalmente più meccanico dell’amore. Opere che raccontano del desiderio sessuale. Per i Globalgroove è l’aspetto più “gioioso” del porno ad emergere, così il composit fotografico appare come una texture divertita della foto di genere hardcore. Mentre le due grandi foto di Robert Mapplethorpe, forse l’autore che più di ogni altro ha messo in scena l’immaginario sadomasochista, astrae la rappresentazione porno grazie alla puntuale tecnica che mira a realizzare immagini di marmorizzata bellezza, quasi sacre nel loro momento di libido.
La mostra sarebbe stata incompleta senza un richiamo sottile al mondo del cinema. Indovinate in tal senso le opere di Mimmo Rotella che descrive l’amore come genere pop cinematografico grazie ai suoi décolleges di poster strappati. L’affiche cinematografica come luogo dei desideri collettivi, di feticcio hollywoodiano. Oppure Il puro atto di amore verso il cinema del grande rappresentante del “lettrismo” Maurice Lamaitre, che utilizza lo strumento cinema per creare un “Film d’amour”.
Amore a carattere epistolare nella lettera stesa quotidianamente da Giampaolo Koehler presso la galleria, simile per alcuni versi al gesto pop e reiterato della piccola opera di Jim Dine dove il cuoricino ripetuto diventa una monotona “nota” su di uno spartito.
Come per ogni mostra di Artandgallery, oltre alle opere esposte sono previsti una serie di eventi collaterali, feste, performaces, conferenze ed addirittura un convivio tibetano. Come nel libro L’amore assoluto del patafisico Alfred Jarry, anche questa mostra racconta dell’amore come cosa da inventare e reinventare.
riccardo conti
mostra visitata il 25 maggio 2004
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