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Fino al 1.II.2015 | César Brie, Ero | Campo Teatrale, Milano

di - 28 Gennaio 2015
Ero. Ero un bambino, Ero una mamma che mi ha partorito, Ero un papà che tirava fuori la cinghia, Ero tanti fratelli, Ero una nonna con tanti spasimanti. Oggi sono questo, la somma di tutto quello che sono stato, di tutto quello che Ero.
César Brie porta in scena, sul palco di Campo Teatrale, Ero una poesia dedicata alla morte. O meglio, alla memoria.
La scena è piena e alcuni elementi sono noti ai seguaci di Brie, come l’uso di un secchio pieno d’acqua o l’evocazione dei defunti tramite vestiti appesi a grucce. Ma la situazione non è più quella di Albero senza ombra, no. Qui non ci sono stragi, esili, uccisioni. No. C’è solo la sua vita. Quel burattino di legno non si sarebbe mai aspettato di finire esiliato, mai minacciato, mai avrebbe sognato di vedere innocenti ammazzati per soldi. Mai! eppure la vita l’ha condotto lì. E questa non è un’altra storia, ma la sua.
Lo spettacolo sembra scandito in due tempi. Il primo è il ricordo e il secondo è il rimpianto. Il suo albero genealogico, la sua infanzia, i litigi coi fratelli, la libreria del papà. Poi, a un certo punto, quel bambino, che aveva paura del buio e del padre che gli faceva gli scherzi, cresce, diventa uomo, fugge e poi si ferma, si guarda indietro. Ci si domanda: ‹‹Chissà se da bambino immaginavi tutto questo?››. Ci si fa grandi agli occhi della propria memoria con i successi del presente, effimeri accadimenti del quotidiano che non valgono neanche il tempo di viverli, spesso. E si pensa ai cari, a quelli che non ci sono più, che sono lontani. Alla loro vita che scorre anche sotto la nostra pelle. Si è inconsapevolmente uniti da un filo, come quello dove si appendono i panni ad asciugare, che trapassa le nostre vene e scorre fino al cuore, in un legame imprescindibile dettato da quel sentimento senza il quale non ha senso l’esistenza, l’amore.
Si ride, il siparietto centrale è di fine intelligenza satirica. Ma non ci si distrae. Si rimane attenti e concentrati, si vuole sapere cosa viene dopo. C’è la soddisfazione o rimane solo il rimpianto per qualcosa di non avvenuto? Le gioie affievoliscono il rumore della memoria? Come si fa ad andare avanti guardando indietro? Si esce dalla sala senza ricevere risposta, a domande che forse mi sono posta solo io. Ma con una certezza, come dice Brie: ‹‹Io Ero, c’ero e quando me ne sarò andato ci sarò ancora››.
Domani, alla tua marionetta di legno puoi leggere un articolo in più, César, perché come si fa a non scrivere di te? Sei nelle mie corde.
Giulia Alonzo
Dal 22 gennaio all’1 febbraio 2015
César Brie, Ero
Campo Teatrale
via Cambiasi 10 – Milano
Info: 02/26113133, info@campoteatrale.it

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all'Accademia di Belle Arti di Brera, collabora con diverse testate di teatro e arte. Studiosa di arti visive, design e spettacolo dal vivo, è particolarmente interessata alla ricezione e alla simbologia delle opere d'arte nella società contemporanea. Attualmente impegnata nello sviluppo del portale trovafestival.com, la cultura in movimento.

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