Spesso il fondamento del concetto di arte coincide con la
scoperta di una certa (imperitura) vicinanza con la propria funzionalità e con una tendenza che la lega alla
“cosalità”. L’arte,
infatti, solitamente contiene in sé una capacità di mostrare uno pseudo-valore.
E ogni volta che si pensa di risolvere la propria natura ascendente e gratuita,
astratta rispetto alle sue tante pragmatiche, emerge che la formalità di
ciascun supporto estetico coincide con la misura del proprio valore e
viceversa. L’atto rappresentativo, cioè, va analizzato tenendo conto di ciò che
lo determina, del suo oggetto. È infatti l’oggetto, il fine di un atto, a
essere nello stesso tempo il suo principio, ciò per cui l’atto si pone in
essere, e ciò da cui è determinato a essere e in funzione del quale, dunque, si
definisce. Spesso quindi il discorso sull’arte è legato alla relazione
ontologica dell’essere di cui l’arte è funzione: si tratta dell’uomo posto di
fronte alle
cose.
Goran Petercol (Pula, 1949; vive a Zagabria) utilizza disegni, sculture e
installazioni per indagare come le qualità funzionali di oggetti quotidiani si
trasformino in relazione allo spazio che contengono, al di là dei luoghi che occupano.
Piatti, bicchieri, sedie e fasci di luce moltiplicano la loro presenza in
galleria partendo dall’idea di riflesso simmetrico dei loro stessi volumi.
Lastre sottili, di specchio e di solo vetro, separano la completezza delle cose
dal doppio della loro mancanza, svuotando di senso organico ogni azione di sostituzione
delle cose.
Attraverso la compresenza di calchi, di opposti e di
riflessi, Petercol esalta il reale al di là di ogni mediazione simbolica,
inserendo il concetto di bilico nelle sculture, trattate come passaggi sottili
che separano il nulla dal qualcosa. Costeggiando il vuoto e le sue superfici,
trattate in qualità di bordi omologhi del mondo, Petercol dimezza la
funzionalità degli oggetti, affrancandoli dalla gravità dello spazio a loro
affidato.
L’artista croato trascende la definizione geometrica e
linguistica di ‘ombra piena’, grazie alla semplice rappresentazione simbolica
di un interno (si veda, ad esempio, il bicchiere rivelato in negativo dal
proprio altro-da-sé in cemento). Il centro di questa personale è, e resta,
dunque lo sviluppo di simmetrie e la loro concettuale eccentricità, portata
irriducibile rispetto alle immagini delle cose e al loro bordo significante. In
vero, il volto più in-visibile delle cose non è quello della loro irraggiungibile
rappresentabilità, non è quello del vuoto come custode della differenza
ontologica della Cosa, non è quello di ciò che sfugge alla rappresentazione, ma
quello di un vuoto organizzato, che in Petercol è linea e non caos.
Ciascun lavoro, infatti, si manifesta in quanto
visualizzazione della relazione fra l’orizzontalità del tempo e la verticalità
dello spazio, riuniti nelle viste prospettiche dell’oggetto. La proiezione
perpendicolare di un pieno immateriale suggerisce a Petercol il riflesso
estetico della forma, ricerca ossessiva dell’artista e memoria continua del
proprio inimitabile intervento plastico.
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In
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visitata l’11 marzo 2010
dall’undici marzo al 10 aprile 2010
Goran
Petercol – The Things
Galleria Suzy Shammah
Via San Fermo / via Moscova, 25 (zona Moscova) – 20121 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 14-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229061697; fax +39 0289059835; info@suzyshammah.com; www.suzyshammah.com
[exibart]
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