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Fino al 10.IV.2014 | Gianfranco Pardi, Poeticamente abita l’uomo | Fondazione Marconi, Milano

di - 27 Marzo 2014
A Gianfranco Pardi (1933-2012), scultore e pittore, è dedicata Poeticamente abita l’uomo, parole estrapolate da una poesia di Holderlin, diventato il titolo della mostra, con l’opera omonima  presentata nel 1978 nell’allora Studio Marconi, oggi Fondazione. Da sempre amico di Giorgio Marconi, suo gallerista dal ’67 che ha intuito il potenziale creativo della vocazione architettonica di un appassionato di filosofia con l’ossessione per la costruzione dello spazio.
Sotto il titolo poetico della mostra si presentano un ciclo di opere degli anni Settanta, quando l’artista accompagnava i sui lavori con scritti, riflessioni  personali sul suo modus operandi, qui trascritte sulle pareti, più illuminanti di molti testi critici.

Fate attenzione, qui tutto non è come sembra, guardate il tutto da diversi punti di vista poiché bisogna entrare metaforicamente nella sua idea di costruzione come filosofia del linguaggio e insieme potere di misurazione dello spazio, attraverso studi di interni ed esterni e altre sculture che materializzano ipostesi costruttive. In questi anni detti di Piombo, saturi di contestazioni politiche-sociali e della messa in discussione di dogmi preesistenti, Pardi, come altri scultori della sua  generazione, si interroga su quale spazio è abitabile per l’uomo, partendo da premesse filosofiche prima che architettoniche. Al primo piano della Fondazione Marconi sorprende per levità, l’opera site specific concepita nel 1977, emblematicamente scelta per dare titolo a questa mostra dello scultore milanese, composta da disegni di forme geometriche tracciate in grafite su muro bianco, rettangoli, linee verticali, orizzontali, compenetrazioni tra rettangoli e sfere, satura di riferimenti ma semplice nell’esecuzione formale, che visualizza le sue meditazioni intorno a Vitruvio e Palladio per indagare  possibilità costruttive. Quest’opera nasce da una riflessione sulla casa della sorella di Ludwig Wittgenstein, che il filosofo e ingegnere viennese costruì a Vienna tra il 1926-28, interessante per Pardi perché l’ermetico autore del Tractatus logico philosophicus considerava la costruzione come il punto di connessione e verifica del lavoro filosofico.
Vistando la mostra, entrerete in una traccia di  spazio in cui approssimazioni paradossalmente logiche di possibili geometrie trasformano le bianche pareti della Fondazione in un grande foglio bianco, sul quale poggiano enormi strutture, griglie di ferro, simili a porte che sembrano aprirsi su dimensioni immateriali dell’erranza dello sguardo.
Per  Pardi, come per gli scultori e architetti “classici”, il disegno ha un ruolo determinante nella trascrizione della modalità processuale di costruzione di forme astratte e diventa lo strumento più adatto per visualizzare la sua rielaborazione-riflessione intorno alle utopie dello spazio assoluto, affrontato dalle avanguardie russe (Suprematismo  e Costruttivismo) e dal Neoplasticismo olandese, passando per la lezione del minimalismo americano.
Al secondo piano della Fondazione troverete il meglio di un ciclo di opere chiamate Architetture (dal 1972 al 1975) in cui pittura, scultura inclusi cavi d’acciaio, viti, bulloni e tensori che si sostituiscono al disegno geometrico, definiscono linee di forza in bilico tra solidità e precarietà che rispondono in modo affermativo alla domanda di Pardi: “Si può giocare lo stesso gioco cambiando le regole?”; da considerare come una chiave di lettura della mostra.
Tra le altre opere, quadri–sculture, collage di forme, è  riconoscibile quella presentata nel 1986 alla Biennale di Venezia e nel 1998 a  Palazzo Reale: qui tutto è concepito come un “Teatro aritmetico”, direbbe  Pardi, in cui lo spazio precario e provvisorio è un soggetto pirandelliano.
Al vicino Studio Marconi 65, sempre in via Tadino al 17, sorprendono per poetica leggerezza una  serie di multipli: in vetrina fa capolino la maquette in scala ridotta del grande groviglio giallo in metallo in piazza Amendola, a Milano.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata il 27 febbraio
Dal 27 febbraio al 10 aprile 2014
Gianfranco Pardi, Poeticamente abita l’uomo
Fondazione Marconi Arte Contemporanea
Via Tadino 15 20124 Milano
Orari: dal martedì al sabato 10-13, 15-19

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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