Duecento anni fa nasceva Carlo Cattaneo (Milano, 1801 – Castagnola, 1869), una delle personalità culturali e politiche più significative del Risorgimento italiano. Per ricordarne l’itinerario umano, politico e intellettuale è stata organizzata presso il Museo di Storia Contemporanea una rassegna che, attraverso un ricco apparato iconografico e documentario, illustra i capisaldi teorici del pensiero cattaneano e ricostruisce il tessuto storico in cui l’intellettuale visse e operò.
Il percorso espositivo – frutto del lavoro di un illustre comitato scientifico che comprende Giorgio Bigatti, Franco Della Peruta, Carlo Lacaita, Fernando Mazzocca e Italo Mereu – rivisita l’interesse di Cattaneo per il territorio lombardo, il suo ruolo nella rivolta delle Cinque Giornate di Milano e la sua ininterrotta riflessione sul federalismo, oltre al suo impegno civile come creatore della rivista Il Politecnico e alla sua attività a favore dell’innovazione tecnologica del Paese.
A chi si chiede come sia stato possibile far rivivere l’operato del pensatore risorgimentale in una mostra prevalentemente visiva risponde l’allestimento curato da Roberto Peregalli e Maria Cristina Raia per le Civiche Raccolte Storiche di Milano, promotori della rassegna in collaborazione con il Museo del Risorgimento e l’Associazione Achille Bertarelli del Castello Sforzesco.
Nelle sale di Palazzo Morando Attandolo Bolognini, in cui sono state ricreate l’atmosfera di uno studio e di una biblioteca ottocenteschi, trovano posto documenti cartacei e carteggi di Cattaneo, giornali del tempo, carte geografiche e topografiche, disegni tecnici e edizioni a stampa degli scritti di Romagnosi, Verri, Hobbes, Rousseau e Machiavelli. A ricostruire il clima culturale e artistico risorgimentale contribuiscono, però, principalmente i dipinti e le sculture esposti che rappresentano un piccolo saggio della cultura figurativa dell’Ottocento italiano, in particolar modo nell’ambito della ritrattistica e della pittura di paesaggio.
I grandi vedutisti di quegli anni come Marco Gozzi, Giovanni Migliara, Giuseppe Cannella e Pietro Ranzoni sono presenti in mostra con lavori contraddistinti da un’ottica di rivelazione quasi topografica del territorio, delle vie di comunicazione e delle attività connesse. Alle loro vedute di pianure, specchi lacustri e monti si contrappongono le rappresentazioni pittoriche di Milano, che viene presentata con un’iconografia inedita e per nulla scontata, non tanto nel caso dei bellissimi navigli di Angelo Inganni quanto nelle vedute dell’interno della Scala e dell’Arena con i giochi d’acqua, entrambe dipinte da Carlo Bossoli.
Non meno interessanti sono i ritratti realizzati da Giuseppe Bossi, Filippo Agricola, Francesco Hayez e Giuseppe Molteni, che permettono di dare un volto ai protagonisti delle vicende storiche risorgimentali. Tra questi lavori, spicca la serie di medaglioni di uomini illustri incisa dal cremonese Giovanni Beltrami e collocata in relazione con un quadro culto del secolo, Il Trionfo della Verità di Luigi Mussini, immagine scelta come manifesto dell’esposizione milanese.
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