Parafrasando Eric Hobsbawn, che definì secolo breve il ventesimo, ci si può domandare se non sia stato il diciottesimo il secolo lungo. Lungo come la grande mostra ideata e curata da Flavio Caroli, viaggio dentro un mondo che si scopre via via più aperto e moderno, affollato di personaggi, dai ricchi di Thomas Gainsborough e Francisco Goya ai poveri di Ceruti e Crespi, che per la prima volta – scrive Caroli – salgono a dignità espressiva.
“Personaggi in ordine di apparizione” è intitolata, appunto, la prima delle tre sezioni; la seconda –in omaggio a Bertolucci– “Prima della rivoluzione”, e prende le mosse dal vedutismo di Carlevarijs e Canaletto, mostrando l’evoluzione del paesaggio dalla idealizzata visione arcadica al proto-illuminismo dei viaggiatori del Grand Tour.
Dai luminosi esterni lo sguardo si sposta all’interno dei palazzi, a quelle scene di vita che dispiegano un mondo di amori e piaceri e una dolcezza di vivere forse perduta –i
A dar conto di tale diverso interesse per quella che Vittorio Alfieri chiamava la “pianta-uomo”, sono gli studi di Fisiognomica, una scienza che proprio nel Settecento, rilanciata dagli scritti di Lavater, sta per trasformarsi in Psicologia. Alla Fisiognomica possono essere ricondotte le prime caricature di tipo giornalistico di Pier Leone Ghezzi e di Anton Maria Zanetti, e i ritratti quasi espressionistici di Messerschmidt, ma anche le incisioni dello stesso Hogarth come Caratteri e Caricature, in cui il mondo degli umili viene prepotentemente alla ribalta.
La pittura “di genere” arriva a lambire un realismo quasi ottocentesco nei dipinti di Giacomo Ceruti, ma è Giuseppe Maria Crespi che, con la Sguattera, compie un doppio ribaltamento di prospettiva, ritraendo una serva che lava i piatti -soggetto già per sè rivoluzionari – vista però, o meglio spiata, di schiena, in una luce tra Caravaggio
Un quadro fortemente voluto dal curatore è L’Alchimista dell’inglese Joseph Wright of Derby, che introduce il tema delle scienze esoteriche allora in gran voga in Europa (basti pensare alla misteriosa figura del Conte di Cagliostro) e apre la porta a nuovi fantasmi, quelli che Alessandro Magnasco ne Il Furto Sacrilego fa uscir fuori dai sepolcri come in un film di Romero, in un’atmosfera fosca e tenebrosa: una ribellione, questa degli scheletri, che fa pensare ad altre, più sanguinose, rivolte cui di lì a poco porterà il “risveglio” di una umanità per secoli sepolta.
Così si chiude la seconda sezione della mostra, e si apre la terza, “Comincia la grande turbolenza”, formata da un solo quadro: Gertrude, Amleto e lo Spettro di Johann Heinrich Füssli, dipinto nel tragico 1793 del Terrore parigino. In Inghilterra, Füssli dipinge il terrore sul volto del giovane Amleto. E’ appena una suggestione, un’anteprima di quel che verrà. “Abbiamo già varcato le colonne d’Ercole della Rivoluzione francese,” spiega Flavio Caroli “non serviva di più”.
Parallelamente alla mostra si svolgeranno una serie di eventi: dal 9 al 19 dicembre al cinema Gnomo verranno proiettati alcuni film-cult sul diciottesimo secolo, tra cui Amadeus di Milos Forman, Il Casanova di Federico Fellini e Barry Lyndon di Stanley Kubrick, e la Sala delle Otto Colonne di Palazzo Reale ospita fino al 7 aprile una rassegna di spettacoli e conferenze a cura di Giuseppe Di Leva.
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